lunedì 19 settembre 2011

VASTO, L’OPPOSIZIONE RICOMINCIA DA TRE


DURANTE LA TRE GIORNI NELLA CITTADINA ABRUZZESE, I LEADER DELL’OPPOSIZIONE SI SONO LANCIATI MESSAGGI DISTENSIVI PER UNA SORTA DI PACE ARMATA

Come da tradizione, anche quest’anno a metà settembre si è tenuta la tre giorni dell’Italia dei valori in quel di Vasto. Una manifestazione a metà tra il Convegno e la festa di partito. Si sono affrontati vari temi, ed è stata anche un’occasione per i leader del centro-sinistra, di mettere la prima pietra per una valida alternativa all’asse Pdl-Lega.

LA NASCITA DELL’ULIVO – Alla tre giorni di Vasto hanno partecipato sia Bersani - spiazzando quanti parlavano di un segretario Pd arrabbiatissimo con Di Pietro per le parole infuocate rivolte a Penati e per alcune insinuazioni dell’ex tribuno molisano rivolte proprio al buon Pierluigi – che Vendola, il quale con Di Pietro pure ha avuto qualche battibecco (come quando Tonino disse che alle Primarie del centro-sinistra non dovevano esserci candidati “alla Vendola” o quando Nichi disse che Di Pietro, persi i voti a sinistra, stava pescando nel centro-destra).
I tre si sono lanciati messaggi distensivi, tanti buoni propositi, gettando le basi per la nascita di un nuovo Ulivo. L’ennesimo, sperando che non secchi subito perché la Pasqua per il centro-sinistra è ancora lontana. I tre companeros sanno benissimo che non si può ripetere l’esperienza dell’Unione, coalizione che vinse nel 2006 e che comprendeva 11 partiti; i quali andavano dai post-democristiani ai comunisti trotskisti.
Oltre che ai continui distinguo, devono però fare i conti anche con una parte del Partito democratico, instancabilmente Teodem, che non vuole un’alleanza con Di Pietro e Vendola, preferendo una reunion con l’amico moderato smarrito Casini. Tutti di nuovo insieme sulla “balena bianca” appassionatamente.

CASINI SI DEFILA – Già Casini. Ma come diceva Lefty in Donnie Brasco “e che te lo dico a fare”. Lui da Di Pietro non ci sarebbe andato neanche morto. Del resto Pierferdinando, da buon democristiano, preferisce stare al centro ed essere eternamente corteggiato dall’alto del suo scarso cinque per cento. Almeno fin quando una legge elettorale seria, che innalzi l’asticella di ingresso alle Camere, non lo obbligherà ad allearsi in qualche coalizione. Fino a quel giorno proseguirà con la politica dei due forni, insieme ad altri due Camaleonti della politica italiana per eccellenza: Fini e Rutelli.

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