OLTRE ALLA BASILICATA, ANCHE QUESTA REGIONE NEL SILENZIO
PIU’ TOTALE VIENE SPREMUTA PER L’ORO NERO
In un Mondo che dovrebbe andare oltre il petrolio e
affidarsi alle energie rinnovabili, si cercano ancora in modo forsennato
giacimenti da cui attingere. Perfino nell’Artico, dove le potenze mondiali
anziché preoccuparsi, si
rallegrano all’idea che i ghiacciai si stanno sciogliendo; favorendo loro
il lavoro. Anche in Italia la corsa all’oro nero continua. Oltre alla sedotta
e abbandonata Basilicata, regione italiana più ricca in tal senso, e ai
tentativi di spremere pure la Sicilia in barba alla tutela ambientale, fa la
sua grossa parte anche l’Abruzzo. Regione che avrebbe da dire la sua in termini
turistici – pensiamo ai tanti borghi, oltre
alla devastata L’Aquila, la lunga costa, Il Parco nazionale e il Gran Sasso
– ma che vede ben duemila chilometri quadrati del suo territorio occupati da
pozzi petroliferi. E' quanto emerge dal rapporto "La costa delle Trivelle.
Dati e numeri sulla deriva petrolifera abruzzese", presentato da WWF,
Legambiente, Italia Nostra, LIPU, FAI, CAI e ARCI. Come non bastasse
l’inquinamento del territorio paragonabile
a quello della Campania.