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lunedì 27 luglio 2015

Ikea, risparmio col brivido: tutti i prodotti ritirati perché pericolosi

NEGLI ULTIMI ANNI LA MULTINAZIONALE SVEDESE E' STATA SPESSO COSTRETTA A RITIRARE QUALCHE PRODOTTO, SOPRATTUTTO PER SALVAGUARDARE I BAMBINI

La multinazionale svedese del settore immobiliare Ikea vanta ad oggi ben 315 negozi dislocati in ventisette paesi, maturando un fatturato annuo che sfiora il miliardo e mezzo di euro. Molti gli investimenti anche nel nostro Paese, in barba agli atavici problemi riguardanti tasse, burocrazie e aree definitive in gergo economico 'depresse' per la loro condizione socio-economica. Ikea vanta infatti ventuno negozi, a cui, presto, se ne aggiungerà un altro a Verona, che dovrebbe portare mille nuovi posti di lavoro. Risparmio e nuova occupazione dunque. Ma anche tanti casi di prodotti ritirati perché ritenuti pericolosi, soprattutto per i più piccoli. Di seguito una lunga carrellata.

mercoledì 30 gennaio 2013

MENTRE L’IKEA SI ESPANDE, I MOBILIFICI ITALIANI AFFONDANO


MENTRE L’AZIENDA SVEDESE CONTINUA AD AUMENTARE I PROPRI UTILI ANNO PER ANNO, SONO MIGLIAIA I NEGOZI CHE CHIUDONO OGNI ANNO

Volenti o nolenti sono in tanti a rivolgersi alla multinazionale svedese dell’arredamento IKEA per arredare casa. Forse non è ancora un’abitudine per i giovani sposi, che preferiscono ancora rivolgersi ai tradizionali negozi di mobili per il primo arredamento; ma sicuramente lo è per quanti devono acquistare una scrivania, un mobiletto, un guardaroba, un poggiascarpe, una libreria o magari rinnovare tutto per il proprio arredamento dopo anni. Il sicuro risparmio – controbilanciato dal doversi costruire le cose da solo – e la discreta qualità fanno sì che l’IKEA sia sempre più diffusamente preferita al mobilificio tradizionale, con il risultato che, mentre la multinazionale svedese registra ogni anno aumenti di utile (lo scorso anno è stato particolarmente positivo) e nuove sedi in tutto il Mondo, di contro sono migliaia i mobilifici tradizionali costretti a chiudere. E’ la dura legge del mercato: chi piange e chi ride.

sabato 10 marzo 2012

UOMINI PIU’ RICCHI DEL MONDO, ECCO LA CLASSIFICA AGGIORNATA


STILATA DALLA RIVISTA FORBES

Anche quest’anno Forbes, per farci rodere un po’, ha stilato la classifica dei Paperoni del Mondo. Nonostante la recessione che ormai incombe da oltre quattro anni, il numero dei milionari sta aumentando. Con la diffusione globale dell’ideologia capitalista bisognava aspettarselo: la disparità tra ricchissimi e poveri si sta sempre più allargando e anche quest’ultima categoria sociale sta aumentando.
Ecco la top eight degli uomini più ricchi del Mondo, partendo dall’ultima posizione. Occorre comunque ricordare che la rivista non prende in considerazione quanti sono ricchi per incarichi istituzionali, come Re e Sultani.

domenica 29 gennaio 2012

CASORIA COME MANILA


AI MARGINI DELLA CITTA’ STANNO PROLIFERANDO NUMEROSE BARACCOPOLI, CON SERI RISCHI PER GLI AUTOMOBOLISTI E DANNI ALL’AMBIENTE

Il nomadismo è uno stile di vita divenuto anacronistico già a partire dal lontano diciannovesimo secolo, quando sono nati gli Stati-nazione, entità geopolitiche e politiche che stabiliscono confini e diritti-doveri per chi vi vive (cittadini). Pertanto, lo Stato non può tollerare che un gruppo di persone si trovi per lunghi periodi sul proprio suolo senza alcuna identificazione e per di più vivendo in condizioni disagiate e degradate. Sia chiaro, con ciò non si vuole aizzare alcun ideale xenofobo o istigare alcuna azione violenta. Ma è un doveroso cappello introduttivo a uno dei tanti problemi che riguarda la nostra cittadina e che sta degenerando anno per anno, senza alcun tentativo di risoluzione da parte delle amministrazioni avvicendatesi: le baraccopoli che stanno proliferando ai margini del nostro territorio.

martedì 26 aprile 2011

COPPIA GAY CHE FA SHOPPING, LO SPOT IKEA CHE NON PIACE A GIOVANARDI


PER IL SOTTOSEGRETARIO ALLA FAMIGLIA OFFENDE LA COSTITUZIONE

Solito Paese ipocrita e bigotto la nostra Italia. A scatenare assurde e ridicole polemiche questa volta uno spot della multinazionale svedese Ikea, raffigurante una coppia gay ivi intenta a fare la spesa. Per il Sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi, non nuovo a rigurgiti democristiani, lo spot «offende la Costituzione».

L’ATTACCO DI GIOVANARDI - Due uomini fotografati di spalle che si tengono per mano, e sopra lo slogan: «Siamo aperti a tutte le famiglie»: la pubblicità gay-friendly di Ikea ha mandato su tutte le furie il sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi, per il quale il colosso svedese con questo spot «offende la Costituzione». Un’opinione subito rispedita al mittente dalla multinazionale, che replica: nessuna offesa alla Costituzione e alla famiglia citata dall’articolo 29.


LA SOLIDARIETA’ DA SINISTRA - La sortita di Giovanardi ha sollevato anche le proteste di partiti e associazioni, sconcertati soprattutto dalla tempestività dell’attacco, che arriva all’indomani dell’aggressione omofoba alla deputata Paola Concia che passeggiava a Roma con la sua compagna. «Giovanardi non fa che rinfocolare in modo irresponsabile i peggiori sentimenti di odio che albergano nel Paese» insorge il vicepresidente del Pd Ivan Scalfarotto, mentre il senatore democratico Ignazio Marino sottolinea come il governo di cui il sottosegretario fa parte «diminuirà di 10 volte il Fondo delle politiche per le famiglie nel corso dei prossimi anni, portandolo dai 346 milioni di euro del 2008 ai 31 milioni previsti per il 2013». Ikea è un’azienda privata e può fare quel che vuole, commenta Franco Grillini dell’Idv, e il radicale Sergio Rovasio si augura che la Svezia faccia una protesta ufficiale e chiede immediate scuse dal Governo italiano.

L’ALTRO SPOT CHE HA GENERATO POLEMICHE – Un’altra polemica ha investito lo spot Ikea che pubblicizza una nuova linea di cucine ispirandosi alla saga de Il Padrino o la recente serie Tv I Soprano. La sceneggiatura dello spot, ideato dall’agenzia «1861united», ruota intorno a un messaggio ecologista, pesantemente attaccato dal popolo dei social network. A scagliarsi contro l’azienda sono soprattutto gli italiani che vivono al Meridione, «offesi» dalla campagna «ricca di luoghi comuni contro il Sud». Un’indignazione ridicola da parte di chi si sente ancora offeso da certe raffigurazioni e stereotipi. Anche questa è l’Italia, Paese campanilista e ridicolmente permaloso.

(Fonte: La Stampa)

sabato 12 febbraio 2011

ALL' IKEA SIAMO COME DOROTHY NE IL MAGO DI OZ


Quando entriamo in uno store della multinazionale svedese, seguiamo una diabolica linea gialla che ci spinge all'acquisto anche di ciò che non ci serve. Lo rivela la ricerca dell’inglese Alan Penn e non solo

Quanti di noi entrando in un negozio Ikea ci siamo sentiti, anche solo per un breve istante, spaesati e confusi ai piedi di quei scaffali altissimi pieni di scatoloni, dovendo fare percorsi interminabili tracciati da una linea gialla, attorniati da una vasta gamma di camerette, cucine, bagni, saloni e quant’altro? Credo un po’ tutti. I più abbiamo pensato che quell’orgia di offerta al cliente, nonché i suddetti altissimi scaffali a mo’ di torri arabe, fossero una strategia per accattivare il cliente, alienarlo dalla realtà, dunque spingerlo al completo ammaliamento con l’acquisto quale fine ultimo. I nostri sospetti ci vengono confermati da un esimio opinionista: sir Alan Penn, Preside della “Bartlett School of Architecture, Building, Environmental Design & Planning”, oltre che docente universitario di Informatica architettonica e urbana alla Global University of London. Insomma, mica bruscolini.

L’IKEA VI DISORIENTA PER FARVI ACQUISTARE – Secondo Penn “il layout del negozio Ikea è progettato per disorientare e far comprare più prodotti possibili durante il soggiorno nel superstore di mobili. Anche se a visitare un negozio Ikea sono centinaia di persone al giorno, una parte considerevole di loro afferma di odiare quell'esperienza. Si stima che solo il 25% dei clienti ama la strategia della società svedese”. Continua il Professore: “la creazione di un ambiente ostile, paradossalmente, incoraggia i clienti a comprare più prodotti. In primo luogo, il cliente è disorientato. Se le esposizioni con salotti, bagni o cucine permettono agli ospiti di rappresentare scene di vita quotidiana, ben presto essi perdono il senso della realtà. Questo metodo è in realtà utilizzato in tutti i centri commerciali: non ci sono finestre e le uscite di emergenza sono difficili da individuare. I clienti sono tagliati fuori dalla realtà, passano più tempo sul posto e sono quindi più disponibili all'acquisto”.

IL CLIENTE SCEGLIE I PRODOTTI PER TIMORE DI NON RITROVARLI – Oltre alla confusione, altro fattore che gioca contro il consumatore è la frustrazione, la paura di non trovare più avanti un prodotto che ci piace. Spiega il Professor Penn: “A differenza di un normale supermercato, dove è possibile spostarsi da un reparto all'altro e tornarci facilmente, Ikea ha introdotto un percorso specifico che è difficile da lasciare. I clienti, seguendo la strada tendono a portare con sé più prodotti per paura di non ritrovarli più avanti.” Nel suo studio, Alan Penn dice che il 67% degli acquisti vengono effettuati a Ikea compulsivamente: “I clienti sono portati ad acquistare prima i prodotti più costosi, che di fatti sono quelli che percepiscono inizialmente. Poi passano a quelli a basso costo, come una sorta di compensazione ai primi, sentendosi gratificati nell’averli scelti”.

ALTRE OBIEZIONI SULL’IKEA – In realtà lo studio del professor Alan Penn, non rappresenta l’unica critica al sistema di vendita Ikea. Nel 2005 una giornalista del Guardian per la sezione “Spazi e giardinaggio”, Susie Steiner, così descriveva il negozio Ikea: “Scaffali pieni di scatole marroni affiancate da codici casuali e nomi; una strada gialla che ti porta inspiegabilmente ad una camera quando in realtà ciò che si voleva era una cucina”. O ancora, Sandrine Chopin - coordinatrice del progetto per l'architettura di business per l’agenzia Idoine di Parigi - afferma che il concetto Ikea ha avuto la tendenza a crescere negli ultimi anni, ma ella ha alcune riserve: "Si tratta di un'organizzazione che prende sempre più piede, ma noi non la consigliamo ai nostri clienti. Il consumatore si rende conto che tale sistema lo obbliga a pensare in un certo modo ed egli si stufa.
E’ giusto che uno store curi l’architettura atta ad indurre il cliente all’acquisto, ma senza ridurre ad una logica selvaggia come quella dell’Ikea”.
 

In conclusione, ognuno ha una propria idea sull’Ikea. Ma dopo aver letto quest’articolo, ogni qualvolta entreremo in un negozio Ikea, ci sentiremo un po’ tutti come Dorothy che seguiva il percorso giallo per trovare il Mago di Oz. Con lo svantaggio però che giunti a casa, noi dovremo pure montarlo…

(Fonte: Rue89)