sabato 28 aprile 2012

DAL PCI A CASAPOUND, LE PERSONALITA’ LIBERE CHE LA POLITICA CERCA DI STRUMENTALIZZARE


DA CANTAUTORI A RIVOLUZIONARI, PASSANDO PER FUMETTI E CARTOON. TUTTI USATI IN SLOGAN E LOCANDINE

Negli anni ’70 gli anticonformisti venivano utilizzati come simboli della rivoluzione da parte del Partito comunista, anche quando tali personalità non lo votavano o ne seguivano le iniziative. Ma in fondo ne traevano indirettamente benefici in termini di popolarità. Oggi, che la sinistra si è dissolta, l’estrema destra tenta di farli propri; in particolare Casapound, movimento vicino alla destra sociale pur non ammettendolo. Ecco una lista di scippi, che forse non dovremmo neppure chiamare tali, visto che i personaggi in questione probabilmente neppure col comunismo avevano a che fare.

CHE GUEVARA – Partiamo proprio dal caso più clamoroso: Ernesto Guevara de la Serna, passato alla storia come il Comandante Che Guevara. Il rivoluzionario cubano protagonista di una delle epopee di sinistra più note ai giovani e agli anziani militanti comunisti di tutto il mondo, tutte le ere e tutte le età, è stato utilizzato come protagonista di un convegno tenuto proprio a Casapound dal titolo “Abbiamo imparato ad amarti”, dal titolo di una nota canzone; occasione del dibattito, un libro che raccontava “l’altro Che Guevara”. Ecco come suona la beffa: Nel 42esimo anniversario della morte in battaglia di Ernesto Che Guevara, venerdì 9 ottobre, Casapound ricorda il guerrigliero da sempre icona della sinistra con una conferenza dedicata a ‘l’altro Che’. Al centro dell’incontro, intitolato ”Aprendimos a quererte”, ossia ”Abbiamo imparato ad amarti” dalla notissima canzone di Carlos Puebla dedicata al Comandante, il saggio di Mario La Ferla in libreria per Stampa Alternativa, “L’altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante”.

PEPPINO IMPASTATO - A pochi giorni dall’anniversario della morte di Peppino Impastato, il ragazzo siciliano fondatore di Radio AUT che è stato ammazzato dalla mafia di Gaetano Badalamenti il 9 maggio del 1978, esce fuori una celebrazione che forse poteva essere evitata. Ma  il Centro Peppino Impastato protesta in maniera abbastanza veemente per alcuni manifesti che CasaPound, centro sociale di estrema destra, ha dedicato alla memoria del ragazzo di Cinisi: “E davvero inconsueta la celebrazione di Impastato da parte di CasaPound, visto che il ragazzo siciliano si era candidato nelle liste di Democrazia Proletaria, dunque sufficientemente distante dagli ideali del Centro Sociale con la tartaruga. Lo pensano soprattutto i tutori della memoria di Impastato e della madre, che direttamente dal centro di Cultura dell’hinterland palermitano diramano un comunicato di netta condanna”.

GUCCINI E DE GREGORI - Hanno fatto scalpore i manifesti in occasione del 25 aprile, che inneggiano ai ragazzi della Repubblica Sociale Italiana con in calce la frase della canzone che conclude i concerti di Francesco Guccini, La Locomotiva. Quando tutti i partecipanti ai concerti alzano il pugno chiuso ascoltando la storia del ragazzo ferroviere, anarchico emiliano
 “Gli eroi son tutti giovani e belli”, scrivono i fascisti dedicando la frase ai combattenti neri che scelsero il fascio anche dopo il 1943. Nella canzone, il cantautore emiliano ci parla del ferroviere che lanciò il treno contro il convoglio della borghesia ricca, eroe proletario di cui non sapeva né il nome né il viso, e dunque sceglie di immaginarlo “nella fantasia”, tanto gli eroi, appunto, son sempre giovani e belli. Senso un po’ diverso, in effetti, da quello proposto dall’anonimo manifestaro: non un ricordo affezionato di un eroe, ma un’approssimazione utile alla narrazione della storia. In ogni caso, il punto non è questo.
Il punto è che se la frase fosse stata scritta su un manifesto di un partito di centro sinistra o di sinistra estrema, probabilmente non avrebbe fatto notizia. Invece suona davvero assurdo che un gruppo “nero” si appropri del lascito culturale e, se vogliamo, ideale della sinistra italiana: una tendenza che ha radici lontane e che però solo ultimamente ha conosciuto una decisa impennata. Tutto cominciò, possiamo dirlo, quando Francesco de Gregori citò in giudizio un gruppo politico che affondava le sue radici nel Movimento Sociale Italiano e che, nell’ambito delle sue attività politiche, aveva scelto di utilizzare la notissima canzone – inno del cantautore romano: “Viva l’Italia”. E dire che essa si concludeva con l’invocazione “Viva l’Italia – l’Italia che resiste”, chiaro sintomo e dichiarazione del “lato politico” della canzone, decisamente orientata a sinistra come tutta la musica d’autore anni ’70.
Anni dopo, stessa situazione. Alla festa di Atreju, happening estivo della Giovane Italia – divisione giovanile del PdL, guidata dalla ministra Giorgia Meloni, ad accompagnare l’arrivo nientepopodimeno che Silvio Berlusconi fu riprodotta proprio la canzone di de Gregori. La titolare della Gioventù, interrogata, nicchiò.
Anche in quel caso fu scomodato il “decano” del cantautorato di sinistra, Francesco Guccini, scelto con “Dio è morto” come sottofondo del dibattito con Rino Fisichella. In effetti però Dio è morto ha una storia a parte, perché, censurata dalla Rai in un singolare caso di autocensura preventiva un po’ ignorante e peciona, fu invece, a suo tempo, molto apprezzata e trasmessa dalla Radio Vaticana; pare che persino Paolo VI pontefice la apprezzasse.

RINO GAETANO, IL PRIMO “SCIPPO” - Una delle prime “vittime” dello scippo è stato il cantautore calabro-nomentano Rino Gaetano, morto schiantato all’altezza della facoltà di Filosofia sulla consolare che gli aveva dato casa fino a quando è rimasto a Roma. Un manifesto senza firma e senza testo lo celebrava, in falsi colori, con ben in vista il simbolo della tartaruga. E dire che Rino, già militante radicale, durante gli anni ’70 romani si era decisamente avvicinato al movimento autonomo – per quanto, e i suoi testi non fanno che dimostrarlo, rimanesse davvero indipendente quanto a posizione politica. Ma certo non di destra. Fu la famiglia di Rino ad opporsi all’utilizzo dell’immagine del cantante.

FURTI IRLANDESI - CasaItalia, uno dei tanti rivoli di CasaPound, si mise a produrre del sidro “non conforme” da commercializzare con il simbolo e l’immagine di Bobby Sands, il leader degli Hunger Strikes nord-irlandesi del 1981, combattente della Provisional Irish Republican Army rinchiuso in carcere, eletto in parlamento e poi morto di stenti. Dalle terre verdi, dicevamo, arrivò la richiesta ufficiale di lasciar stare il ragazzo che disse : “Il nostro tempo verrà”.

BART SIMPSON E CORTO MALTESE – La speculazione politica non risparmia perfino i personaggi di fantasia: Bart Simpson e l’eroe dei fumetti Corto Maltese. 

(Fonte: Giornalettismo)

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