domenica 4 maggio 2014

L’INFINITA RICCHEZZA CULTURALE ITALIANA: SCOPERTO ANTICO QUARTIERE FENICIO VICINO TRAPANI

PIU’ PRECISAMENTE SULL’ISOLA DI MOZIA

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) - in collaborazione con la missione archeologica di Mozia dell’Università Sapienza di Roma, la Sovrintendenza ai beni monumentali e ambientali di Trapani e la fondazione Whitaker - ha scoperto, grazie a magnetometri e georadar, un antico quartiere fenicio sull’isola di Mozia, facente parte dello splendido arcipelago in provincia di Trapani. Un complesso sistema di strade, mura, pavimenti, abitazioni, strutture rettilinee e curvilinee nascosto sotto i vigneti.

LA SCOPERTA - “I dati geofisici, raccolti con magnetometri e apparecchiature elettromagnetiche”, afferma Domenico Di Mauro, ricercatore dell’Ingv, “ci hanno permesso di individuare l’immagine del quartiere urbano presente nell’area a sud-ovestdel Tophet, il santuario a cielo aperto dove anticamente venivano praticati sacrifici e sepolture. Le geometrie, le dimensioni, la densità degli agglomerati, tipiche delle strutture delle colonie fenicio-puniche del Mediterraneo sono state poi confrontate con altre evidenze già scoperte sull’Isola”.
Mozia, uno dei più interessanti siti dell’archeologia fenicio-punica, esplorato ancora in minima parte, custodisce le vestigia di una delle più fiorenti colonie del Mediterraneo. Con un’estensione di quasi 45 ettari, l’isola vantava un’efficiente organizzazione urbana. “Lo studio consente di formulare alcune ipotesisulla popolazione di Mozia al tempo del suo massimo splendore (IV-V secolo a.C.). A differenza di quanto stimato dagli storici nel secolo scorso, che calcolavano il numero di abitanti intorno alle quindicimila unità, si è potuto quantificare un numero non superiore alla decina di migliaia”, aggiunge il ricercatore. Le prospezioni geofisiche eseguite sull’isola hanno il vantaggio di essere non invasive e di rapida esecuzione. La strumentazione portatile è in grado di rilevare i resti archeologici, non ancora rinvenuti, sfruttando le proprietà magnetiche, elettriche ed elettromagnetiche dei materiali costituenti. 

Speriamo solo che, ciò che ha conservato il tempo, non sia distrutto dall’uomo.

(Fonte: Italia globale)

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