lunedì 29 giugno 2015

Il dramma di Calvi Risorta: da antica città decantata dai latini a più grande discarica d'Europa

Fondata dagli Aurunci e dagli Ausoni col nome Cales, fu conquistata dai Romani nel 335 a.C., dove vi insediò una colonia di 2500 uomini. Qui sono stati interrati per trent'anni rifiuti tossici

Chissà cosa penserebbero gli antichi romani nel vedere come si è ridotta quella Campania che loro chiamavano 'Felix', oggi diventata una discarica di veleni interrati per anni. Il territorio tra Napoli e Caserta è stato utilizzato anche dalle industrie del Nord con la complicità della Camorra. E ora la terra, malata, presenta il suo drammatico conto. Con un aumento esponenziale dei tumori e prodotti agricoli inutilizzabili. Ultimo vergognoso ritrovamento è quello della discarica di Calvi Risorta, comune di 5.902 abitanti della provincia di Caserta. Chiamata Cales dagli antichi, divenuta poi colonia romana, oggi custodisce, suo malgrado, la più grande discarica d'Europa di rifiuti tossici.

LA STORIA - Antichissima città degli Aurunci e degli Ausoni, Cales, ricordata da vari scrittori latini, fu conquistata del Romani nel 335 a.C. e vi fu insediata una colonia di 2500 uomini. Fedele ad Annibale, fu punita da Roma con l'imposizione di alti tributi nel 204 a.C. Riabilitata come colonia, nel secolo II a.C. divenne celebre per le ceramiche (vasi caleni). Eretta in municipio, fu dotata di templi, di anfiteatro, di terme nel secolo I a.C., e di teatro. Sede vescovile nel secolo V, nell'879 fu distrutta dai Saraceni.
Ricostruita da Atenolfo I, Gastaldo di Calvi e Conte di Capua, fece poi parte del principato normanno di Capua e nel secolo XII fu conquistata dal re normanno Ruggero II. Fu feudo dei vescovi di Calvi, degli Stendardo nel secolo XIV, dei Carafa e possesso dei duchi di Sessa. Nel 1460 Ferdinando I d'Aragona la cedette definitivamente a Capua, di cui seguì le sorti. Nel 1818 la diocesi fu integrata con quella di Teano.
I monumenti architettonici e archeologici sono concentrati nella frazione di Calvi Vecchia, centro di primaria importanza e grande interesse. Al periodo romano appartengono i resti attualmente visibili di Cales (l'identificazione di elementi della preesistente città degli Aurunci è ardua), consistenti nelle grandiose terme, nel teatro, nell'anfiteatro, in un tempio, nel foro e in altri ruderi.
Al periodo paleocristiano (secolo V) risale la chiesa di San Casto Vecchio, in rovina.
Nell'attuale borgo è notevole la cattedrale romanica di Santa Maria Assunta, iniziata nel secolo IX, ben conservata nella nuda e semplice facciata, nei fianchi e soprattutto nelle tre absidi di carattere schiettamente lombardo, a lesene e archetti. Di grande interesse è un sarcofago del secolo VIII incastrato nella facciata. L'interno della chiesa, a tre navate, di semplici forme barocche, (inizi del Settecento), conserva la cripta della prima costruzione, a tre navate su colonne romane, oltre ad importanti opere cosmatesche del secolo XII, con fini decorazioni scolpite a mosaico: l'ambone e la cattedra episcopale. Vi è custodito inoltre il sepolcro del vescovo Angelo Mazziotta, (1444-1446). In tale Cattedrale, dall'anno 2000, ogni primo sabato del mese, è celebrata una Messa Tridentina. È da notare che, caso più unico che raro, al fuori delle Isole Britanniche, tale celebrazione ha luogo secondo le rubriche del Messale promulgato nell'anno 1965 e non secondo quello del 1962.
Il castello, in posizione isolata, è articolato su pianta regolare con quattro torri cilindriche negli angoli, e mostra chiaramente i rifacimenti quattrocenteschi specialmente in una delle torri.
Il territorio inoltre è ricco di tombe anacoretiche (per lo più inaccessibili) tra le quali si distinguono la grotta dei Santi, di modeste dimensioni, ma ricca di affreschi votivi di scuola benedettina riferibili ai secoli X-XI, e la grotta delle Formelle, pure con affreschi, fra i quali è particolarmente notevole quello raffigurante l'Assunzione del secolo XI-XII.

LA DISCARICA - Per trent'anni insieme ai fanghi hanno sversato solventi, vernici, smalti, plastica, ceramiche, amianto. Sui fusti ritrovati si legge chiaramente "Pozzi Vernici", ma anche il nome di una multinazionale. La fabbrica, la Pozzi Ginori non c'è più, ha chiuso a metà degli anni Ottanta. Ma ci sono 25mila metri di terreno - che era di proprietà privata - ora posto sotto sequestro giudiziario dopo la denuncia di un cittadino una decina di giorni fa. Già perché prima nessuno aveva visto. Nessuno aveva visto gli automezzi che sversavano tonnellate di rifiuti speciali, si parla di oltre 2 milioni di metri cubi di spazzatura. Tanto che si 'lavorava' con calma, in modo meticoloso, con tombamenti profondi.
Dalle enormi buche scavate vengono fuori 'tre strati': sotto i rifiuti, poi il cemento, poi di nuovo i rifiuti e infine il terreno. Stessa tecnica già vista con i Casalesi. O forse nessuno aveva ascoltato: gli ex dipendenti della fabbrica e alcune associazioni avevano denunciato già negli anni scorsi. Tutto viene alla luce solo ora e sono montagne di spazzatura spaventose dove c'è di tutto: buste di plastica,imballaggi di carta e cartone, plastica, pannelli e scarti di rivestimenti in formica, tantissimi sanitari e scarti della lavorazione della ceramica, tubazioni in Pvc...Le indagini sono delegate ad un pool composto dal Corpo Forestale, Genio Guastatori dell'Esercito e da un nucleo del NBCR dei vigili del Fuoco che procede con gli scavi, le analisi saranno effettuate dall'Arpac, per i risultati definitivi ci vorranno un paio di mesi.


1 commento:

  1. Crocco Carmine29 giugno 2015 22:18

    Questa volta i Casalesi non c'entrano. Non che i delinquenti siano esclusi. No. Sempre di delinquenti si tratta, ma di quelli appartenenti al fior fiore dell'imprenditoria industriale italiana. Gente senza scrupoli che ha fatto del sistematico assassinio dell'ambiente e della disinvolta manipolazione dei veleni la via maestra per il facile profitto.

    La Pozzi dov'è passata ha lasciato il segno. Ogni suo stabilimento si caratterizza per la sua discarica tossica nelle immediate vicinanze. La discarica di Calvi Risorta afferisce allo stabilimento di Sparanise, dove oggi sorge una megacentrale elettrica. A Bussi ha fatto la stessa cosa, con un danno irreparabile che si è esteso anche alle acque, per non parlare dello stabilimento di Ferrandina, in provincia di Matera. Con processi chimici tra i più antiquati e obsoleti che l'industria ricordi, si procedeva alla dissociazione ionica del sale utilizzando ingenti quantità di mercurio come elettrodo di cella: per produrre cloro e da questo il famigerato monomero di stirene, forse il composto più cancerogeno ottenuto per sintesi.

    Delinquenti assassini. Della stessa genia di quelli che hanno trasformato Taranto in un luogo di morte. I Casalesi sono meglio di loro.

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