LA DECISIONE DELLA QUESTURA DI RIMINI DOPO LA MORTE DI UN
16ENNE E VARI CASI DI MALORE
Al Cocoricò di Riccione ci sono stato due volte, in una indimenticabile
vacanza estiva di 15 giorni sulla Riviera romagnola, nel 2006. Una struttura
avveniristica, tempio della musica techno in Italia e tra i più quotati e
famosi al Mondo. Di brutte facce ce n'erano, maschere di chi aveva assunto
chissà cosa per divertirsi. Ma ce n'erano anche tanti che, come me, per sciogliersi
di più si sono al massimo serviti di qualche cocktail e null'altro. La droga in
quella discoteca, come in tante altre italiane, è sempre circolata. Cambia
nome, forma, pericolosità. Ma c'è. Forse oggi è più pericolosa, perché è più a
buon mercato ed assume caratteristiche innocue. Che ti promettono qualche ora
di sballo per poi farti tornare alla vita di sempre. Ma non è così. Ora il
locale resterà chiuso per 4 mesi per ordine della Questura di Rimini, dopo la
morte di un 16enne a meno di un anno di distanza da quella di un altro
giovanissimo. Più un'altra serie di casi di malori. Ma chiudere il Cocoricò
significa chiudere un simbolo del divertimento italiano. Un danno al turismo
estivo per il nostro Paese da equiparare – con le dovute differenze - alla
chiusura dei cancelli di Pompei. Basterebbe ordinare qualche controllo in più
da parte dello staff per combattere il fenomeno. Come al solito siamo alla
solita ridicola Italia, dove per un male al dito, si amputa tutto il braccio. Allora
perche' non chiudere le Chiese per i preti pedofili? Il Parlamento per i
politici mariuoli? Facebook per le foto in costume?