UNA CRISI INDUSTRIALE GLOBALE ORMAI TRENTENNALE DA NOI
AGGRAVATA DA UNA PESSIMA CLASSE POLITICA E INDUSTRIALE
Con la crisi petrolifera del ’74, innescata dai Paesi
petroliferi aderenti all’OPEC, si innescò a livello globale anche
inevitabilmente la crisi della grande industria, che si acuì negli anni ’80 per
diventare irreversibile nei decenni successivi. Ad essa si sostituì nel primato
dei Pil nazionali il settore dei servizi, complice anche una rivoluzione
tecnologica partita dagli anni ’90 e ancora in piena ascesa.
L’Italia ha risentito della crisi industriale più di ogni
altro Paese occidentale, poiché i governi nazionali non hanno saputo fare altro
che elargire fondi a pioggia, coccolando e viziando gli imprenditori italiani;
i quali, non appena i fondi sono terminati, non hanno esitato a scappare in
Paesi offerenti manodopera a basso costo e un regime fiscale molto più
conveniente. Anche se, quest’ultimo aspetto, è forse anche giusto. Nel nostro
Paese la pressione fiscale è giunta ormai al 55%. Basta citare i dati degli
ultimi 5 anni: mezzo milione di posti di lavoro persi nell’industria.