L'AEROPORTO SORSE SU DELLE PALUDI E FU GIA' CRITICATO DA
INDRO MONTANELLI NEL 1961
«Il caso dell’aeroporto di Fiumicino è molto peggio di un furto, di una
rapina a mano armata o di una incursione di briganti. Chissà quanti altri
Fiumicini ci aspettano»
Con queste parole il grande Indro Montanelli, nel lontano
1961, commentava l'inaugurazione dell'aeroporto di Fiumicino. Oggi tornato agli
onori delle cronache per due incendi (uno a maggio, il secondo mercoledì) e un
black out giovedì, con tanto di disorganizzazione ai danni dei poveri
passeggeri costretti per ore (o addirittura qualche giorno) ad aspettare che
qualcuno gli dicesse qualcosa. Si sono così innescate veementi proteste, con
una hostess che ha perfino messo le mani addosso a uno dei protestatori. Un'altra
chicca che il nostro Paese porge ai turisti che ancora coraggiosamente vengono
a visitare il nostro Paese, nonostante cancelli chiusi, siti in decadenza e
microcriminalità. Tornando a Fiumicino, Montanelli commentava il modo col quale
fu realizzato. Nel 1949 si scelsero i paludosi (e inadatti) terreni della
duchessa Torlonia nella bonifica di Porto. Si partì nel 1950, ma dopo otto anni
e 24 miliardi di lire spesi, a Fiumicino non c’era nulla. Dopo, per asciugare
l’acqua si presero tonnellate di terra scavate da una valle vicina: la futura
discarica di Malagrotta. I primi aeroplani decollarono finalmente il 15 gennaio
del 1961. Ma neanche tre mesi dopo l’inaugurazione il fondo della pista
cominciò a sgretolarsi. Nulla trovarono né una Commissione d’inchiesta
parlamentare né la Procura di Roma. Gli anni successivi non sono andati meglio…