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lunedì 25 marzo 2013

ANTONIO MANGANELLI, UN ALTRO FALSO MITO


PER LUI ATTESTATI DI STIMA BIPARTISAN CHE PERO’ DIMENTICANO ALCUNI COMPORTAMENTI ALQUANTO DISCUTIBILI

In questi giorni si sono sprecate parole e parole di stima nei confronti di Antonio Manganelli, Capo della Polizia, deceduto lo scorso 20 marzo dopo una malattia che lo ha logorato per circa due anni. In tanti hanno ricordato soprattutto le scuse che egli rivolse ai genitori di Federico Aldrovandi - il 18enne ucciso durante un controllo di polizia a Ferrara nel settembre del 2005 (quattro gli agenti condannati) - e a quanti furono pestati o, come nel caso di Carlo Giuliani, uccisi, a Genova e a Bolzaneto in occasione del G8. Un atto, in fondo, anche dovuto, considerando che nei confronti di coloro che in divisa e in nome dello Stato si sono resi protagonisti di quegli ignobili comportamenti, sono state emesse giuste condanne.
Eppure in questi giorni si dimentica l’altra faccia della medaglia di Antonio Manganelli. Alcuni comportamenti che avrebbero “macchiato” il mito del Prefetto.