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lunedì 15 dicembre 2014

COSA SPINGE UNA MADRE AD UCCIDERE IL PROPRIO FIGLIO

DIVERSE POSSONO ESSERE LE MOTIVAZIONI CHE SPINGONO AL FOLLE GESTO UNA MADRE. TANTE LE NOTIZIE DI CRONACA NEGLI ULTIMI MESI

Un matrimonio fallito, una malattia, la crisi economica, problemi psicologici. Questi ed altri fattori stanno portando allo sfascio della famiglia intesa come istituzione e nucleo sociale. Come scrissi in un libro, Il crollo delle certezze, la famiglia, insieme a lavoro, religione e politica, non rientra più tra quelle sfere, allo stesso tempo sociali e private, nelle quali l’individuo trovava conforto, speranza, guida, identità. In un post mi chiedevo se la famiglia italiana si stia addirittura estinguendo del tutto. Fatto sta che iniziano a diventare troppi i casi di omicidi che si consumano tra le mura domestiche, tra i quali il più drammatico è quello che vede proprio colei che da’ la vita, la madre, uccidere il proprio figlio. Il caso Cogne resta il più emblematico perché fu il primo ad avere una certa ridondanza mediatica. L’ultimo (limitandoci ovviamente ai confini nazionali) è quello di una russa in vacanza in Romagna, arrivato una decina di giorni dopo il caso mediatico del momento: quello di Andrea Loris Stival. Ma cosa spinge una madre ad uccidere il o i propri figli? Vediamo cosa dice la letteratura psichiatrica in merito.

venerdì 14 novembre 2014

IN ITALIA FOTO PUNITE PIU’ DI UN OMICIDIO: L’ACCANIMENTO GIUDIZIARIO NEI CONFRONTI DI FABRIZIO CORONA

LA SOMMA DELLA PENA PER I VARI REATI AMMONTA A QUASI 14 ANNI, CHE L’EX FOTOGRAFO E IMPRENDITORE STA SCONTANDO IN UN CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA

Mario Alessi, colpevole di sequestro di persona, rapina e stupro, ha potuto aspettare il terzo grado di giudizio in semilibertà nonostante l'evidenza della prova, la flagranza di reato e la pericolosità sociale, e durante quella semilibertà ha potuto uccidere il piccolo Tommaso Onofri; mentre un uomo che infila un coltello per quattro volte nel corpo di una donna che si salva da quell'aggressione, può scontare la pena ai domiciliari, non controllato, da dove un anno dopo può uccidere quella stessa donna, Emiliana Femiano, con ben sessantasei coltellate; mentre un rom pregiudicato, con nel curriculum spaccio, sparatorie e violenze, è stato lasciato libero di uccidere il giovane Domenico Rigante; mentre un pedofilo può uscire dal carcere dopo meno di due anni per buona condotta e andare a vivere nello stesso palazzo della sua vittima; mentre chi ha fatto affondare una nave scappando per primo benché Comandante fa i domiciliari nella sua villa di Sorrento; mentre una ragazza ha ucciso madre e fratellino e viene scarcerata dopo 10 anni; mentre politici e imprenditori hanno frodato lo Stato ma scontano la loro breve pena comodamente a casa; mentre Kabobo uccide a picconate dei passanti inermi e se la cava con la seminfermità; mentre una madre viene condannata a 16 anni per aver ucciso il figlio, e dopo 11 anni viene pure messa in semilibertà; mentre…mentre…mentre…tanti altri casi, Fabrizio Corona è in un carcere di massima sicurezza e rischia di restarci quasi per 14 anni.

sabato 12 ottobre 2013

ANNAMARIA FRANZONI GIA’ PUO’ USCIRE DAL CARCERE DI GIORNO

CONDANNATA A 16 ANNI PER AVER UCCISO IL FIGLIO DI SOLI 3 ANNI, PUO’ USCIRE DI GIORNO PER LAVORARE IN UNA COOPERATIVA

Dopo Erika e Omar e Pietro Maso, un’altra omicida esce anzitempo dal carcere: Annamaria Franzoni. Nel 2004, in primo grado, venne condannata a 30 anni di reclusione accusata di aver ucciso il figlio Samuele di soli 3 anni nel gennaio 2002; pena poi ridotta a 16 anni in appello nel 2007. Ma ora la Franzoni beneficia di un ulteriore sconto: ha potuto lasciare il carcere della Dozza, dove è detenuta, per recarsi al lavoro in una cooperativa del bolognese. Il giudice l'ha infatti ammessa al lavoro esterno dal carcere di Bologna e la Franzoni puo' uscire la mattina per poi rientrare la sera nella struttura penitenziaria.