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sabato 5 ottobre 2013

GLI SBARCHI A LAMPEDUSA SONO IL PREZZO DA PAGARE PER IL TRADIMENTO A GHEDDAFI

ABBIAMO VOLUTO LA TESTA DEL RAIS LIBICO SENZA CONSIDERARNE LE CONSEGUENZE, E DOPO ANNI DI ACCORDI COMMERCIALI

Sbarchi, sbarchi e ancora sbarchi. Ormai non si contano più i disperati che approdano sulle coste siciliane, in primis nella piccola isola di Lampedusa, ma di recente anche in quelle della provincia di Ragusa. Non si tratta più (solo) di marocchini e tunisini, ma anche di libici, siriani e somali. Pronti a sfidare la morte per salvarsi la pelle. Del resto il Rais libico Muammar Gheddafi, attaccato dai Paesi occidentali due anni fa, lo aveva annunciato a mo’ di anatema: trasformeremo il Mediterraneo in un cimitero. Sotto la sua dittatura le coste erano controllate, secondo precisi accordi commerciali. Ma ora che in Libia c’è l’anarchia, le coste sono alla mercé di scafisti senza scrupoli, legati ad Al Qaeda. Un prezzo che in fondo ci meritiamo, visto che abbiamo sfruttato Gheddafi quando ci faceva comodo (insieme ad altri Paesi europei, tra cui la Francia, che in passato gli ha venduto le armi per poi promuovere la sua caduta) per poi rimuoverlo quando non ci piaceva più. Un po’ come fatto con Saddam Hussein in Iraq. Tutti ricordiamo ancora molto bene le scene circensi messe in piedi (con tanto di bacia mano di Berlusconi) quando il Rais libico era ospite in Italia.