Visualizzazione post con etichetta lampedusa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lampedusa. Mostra tutti i post

venerdì 27 dicembre 2013

NUOVO PAPA, TANTI LUTTI, SOLITE TRAGEDIE: LA SINTESI DI QUESTO 2013

UN ANNO SEGNATO SOPRATTUTTO DALLA MORTE DI DIVERSI PERSONAGGI STORICI, MA ANCHE DI CASA NOSTRA MOLTO AMATI. LE DIMISSIONI DI RATZINGER RESTANO QUELLE CHE HANNO COLPITO DI PIU’

E anche questo 2013 sta volgendo al termine. E come da tradizione quando si è agli sgoccioli si fa un bilancio delle cose successe. Di seguito gli eventi che hanno colpito di più l’opinione pubblica, ai quali vanno aggiunti, a livello mondiale, i tanti e purtroppo “soliti” attentati in Iraq (quest’anno particolarmente numerosi e sanguinari), le veementi proteste in Turchia e Brasile, i continui omicidi in Messico mietuti dal Narcotraffico. Mentre a livello nazionale tanti sono stati i suicidi causati dalla crisi, si è ancor più acuito il Femminicidio, si è scesi molto in piazza talvolta con esiti violenti.

sabato 5 ottobre 2013

GLI SBARCHI A LAMPEDUSA SONO IL PREZZO DA PAGARE PER IL TRADIMENTO A GHEDDAFI

ABBIAMO VOLUTO LA TESTA DEL RAIS LIBICO SENZA CONSIDERARNE LE CONSEGUENZE, E DOPO ANNI DI ACCORDI COMMERCIALI

Sbarchi, sbarchi e ancora sbarchi. Ormai non si contano più i disperati che approdano sulle coste siciliane, in primis nella piccola isola di Lampedusa, ma di recente anche in quelle della provincia di Ragusa. Non si tratta più (solo) di marocchini e tunisini, ma anche di libici, siriani e somali. Pronti a sfidare la morte per salvarsi la pelle. Del resto il Rais libico Muammar Gheddafi, attaccato dai Paesi occidentali due anni fa, lo aveva annunciato a mo’ di anatema: trasformeremo il Mediterraneo in un cimitero. Sotto la sua dittatura le coste erano controllate, secondo precisi accordi commerciali. Ma ora che in Libia c’è l’anarchia, le coste sono alla mercé di scafisti senza scrupoli, legati ad Al Qaeda. Un prezzo che in fondo ci meritiamo, visto che abbiamo sfruttato Gheddafi quando ci faceva comodo (insieme ad altri Paesi europei, tra cui la Francia, che in passato gli ha venduto le armi per poi promuovere la sua caduta) per poi rimuoverlo quando non ci piaceva più. Un po’ come fatto con Saddam Hussein in Iraq. Tutti ricordiamo ancora molto bene le scene circensi messe in piedi (con tanto di bacia mano di Berlusconi) quando il Rais libico era ospite in Italia.

martedì 13 agosto 2013

FRANCESCO, BOLDRINI E KYENGE STANNO ALIMENTANDO LO SBARCO DEGLI IMMIGRATI

DOPO LE LORO PAROLE INCORAGGIANTI, DOPO MESI DI APPARENTE RIDUZIONE DEL FENOMENO, I CLANDESTINI SONO TORNATI AD APPRODARE QUASI QUOTIDIANAMENTE SULLE NOSTRE COSTE. CON TUTTI I MORTI CHE NE SEGUONO. E L’UE SA SOLO BACCHETTARCI

Ormai noi italiani ci siamo tristemente abituati a scene televisive ritraenti barconi stracolmi di nordafricani disperati che giungono sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore. Le prime ondate arrivarono nel biennio ’90-’91, quando ad approdare furono gli albanesi, in fuga da un Paese ridotto alla miseria dal regime comunista collassato nel 1989. Poi ci fu una nuova ondata nel 1997. In quegli anni la terra promessa era la costa della dirimpettaia Puglia, specie la città di Brindisi. Poi da inizio anni ’90 cominciarono ad arrivare anche i barconi degli africani, frenati qualche anno fa da Gheddafi – col quale l’Italia raggiunse un accordo socio-economico - e poi, con la sua dipartita, il ritorno del fenomeno nell’ultimo biennio. La piccola e meravigliosa Lampedusa si è così trasformata da vent’anni in tante cose contrapposte: un felice tramite per raggiungere, in clandestinità, gli altri paesi europei; un cimitero dove migliaia di disperati hanno trovato la morte tra le onde del mare; un mega carcere dove i clandestini vengono costipati come fossero animali negli zoo. Quest’anno il fenomeno sembrava essersi nuovamente placato, finché a sollecitarli non ci hanno pensato tre figure autorevoli e incoraggianti: Papa Francesco, il Presidente della Camera Laura Boldrini e il Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge.

lunedì 6 maggio 2013

COL NEOMINISTRO CECILE KYENGE LE NOSTRE COSTE RISCHIANO DI DIVENTARE GIGANTESCHE SALE PARTO


DI ORIGINI CONGOLESI E NOMINATA ministro dell'integrazione, HA AFFERMATO CHE LA SUA PRIORITA’ SARA L’ISTITUZIONE DELLO IUS SOLI

Tra le poche cose buone dette da Francesco Rutelli, ce n’è una riguardo allo Ius soli: “Se introduciamo il criterio dello ius soli, ossia l’automatica cittadinanza italiana per chiunque nasca sul nostro territorio, rischiamo di trasformare l’isola di Lampedusa o il porto di Ancona o la stazione di Trieste nelle succursali della più clamorosa clinica ostetrica d’Europa”. In effetti è vero. La cittadinanza italiana non deve essere un semplice pezzo di carta acquisito perché si è nati qui. Deve essere qualcosa di conquistato dopo un tot di anni nel nostro Paese o ereditato dai genitori (Ius sanguinis). Con l’introduzione dello Ius soli, le nostre coste, per la strategica posizione geografica dell’Italia, diventerebbero gigantesche sale parto dove gli immigrati partoriranno figli, al fine di renderli, oltre che cittadini italiani, anche liberi cittadini europei. La nostra già vituperata Patria non merita pure questa ulteriore umiliazione giuridica.
Ma il neo Ministro dell'integrazione Cécile Kyenge, di origini congolesi, da’ allo Ius soli la priorità del proprio programma. D’altronde non potrebbe essere altrimenti.