ABBIAMO VOLUTO LA TESTA DEL RAIS LIBICO SENZA CONSIDERARNE
LE CONSEGUENZE, E DOPO ANNI DI ACCORDI COMMERCIALI
Sbarchi, sbarchi e ancora sbarchi. Ormai non si contano più
i disperati che approdano sulle coste siciliane, in primis nella piccola isola
di Lampedusa, ma di recente anche in quelle della provincia di Ragusa. Non si
tratta più (solo) di marocchini e tunisini, ma anche di libici, siriani e
somali. Pronti a sfidare la morte per salvarsi la pelle. Del resto il Rais
libico Muammar Gheddafi, attaccato dai Paesi occidentali due anni fa, lo aveva
annunciato a mo’ di anatema: trasformeremo il Mediterraneo in un cimitero.
Sotto la sua dittatura le coste erano controllate, secondo precisi accordi
commerciali. Ma ora che in Libia
c’è l’anarchia, le coste sono alla mercé di scafisti senza scrupoli, legati
ad Al Qaeda. Un prezzo che in fondo ci meritiamo, visto che abbiamo sfruttato
Gheddafi quando ci faceva comodo (insieme ad altri Paesi europei, tra cui la
Francia, che in passato gli ha venduto le armi per poi promuovere la sua
caduta) per poi rimuoverlo quando non ci piaceva più. Un po’ come fatto con
Saddam Hussein in Iraq. Tutti ricordiamo ancora molto bene le
scene circensi messe in piedi (con tanto di bacia mano di Berlusconi)
quando il Rais libico era ospite in Italia.