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giovedì 17 dicembre 2015

Licio si ricongiunge con Giulio: nella tomba si porta tanti misteri italiani

SI E' SPENTO NELLA STORICA CASA DI AREZZO, VILLA WANDA, A 96 ANNI

Nell'aldilà Licio Gelli potrà di nuovo incontrare Giulio Andreotti e chissà che anche lì non cospireranno qualcosa. Il venerabile della P2 si è spento a 96 anni nella sua storica casa di Arezzo, Villa Wanda. Nato a Pistoia il 21 aprile del 1919, le sue condizioni di salute erano da tempo precarie, e recentemente peggiorate: la moglie Gabriela Vasile aveva deciso di ricoverarlo nella clinica pisana di San Rossore, dalla quale è stato dimesso alla fine della scorsa settimana poiché giudicato in fin di vita. Dunque la scelta di riportarlo a Villa Wanda, dove è spirato.

martedì 18 giugno 2013

MALEDETTA PRIMAVERA, CI HA PORTATO VIA UN PEZZO D’ITALIA

TRA ARTISTI E POLITICI SONO BEN 7 I VIP DECEDUTI IN QUESTA STAGIONE

“Maledetta Primavera” cantava Loretta Goggi. In effetti la stagione del rinascimento, che ormai volge al termine, è stata proprio maledetta; e non solo dal punto di vista metereologico. Sono infatti ben sette i Vip che sono deceduti da marzo ad oggi, tra cantanti, politici, attrici e un prete. Certo, tutti stagionati e malati da tempo, ma una dipartita fa sempre effetto. Specie quando riguarda personaggi famosi.

martedì 17 agosto 2010

E’ MORTO FRANCESCO COSSIGA, IL “PICCONATORE” DAI MILLE SEGRETI


Dopo alcuni giorni di agonia al Policlinico Gemelli, si è spento a 82 anni Francesco Cossiga, custode, insieme a Andreotti, di molti segreti di Stato. Si era guadagnato il nomignolo di “picconatore” per le sue frecciatine e polemiche, da Presidente della Repubblica, nei confronti della politica italiana, e perché spesso ha respinto, con tanto di correzioni, decreti a lui sottoposti per la promulgazione.
Cossiga nel corso della sua vita ha bruciato sempre le tappe, con una carriera politica al bruciapelo: diplomatosi a soli 16 anni, iniziò ad occuparsi di politica a 17 anni diventando deputato a 30 anni nelle file della Democrazia cristiana di Sassari (1958). Dopo 8 anni, a meno di 40 anni, divenne già Sottosegretario alla Difesa del terzo Governo Moro; dieci anni dopo, nel 1976, venne eletto Ministro degli interni nei difficili “anni di piombo” e dello stragismo terrorista. 
Dopo il tragico “caso Moro” e le conseguenti dimissioni (di cui parlerò in seguito), appena un anno dopo fu eletto Presidente del Consiglio; aveva “solo” 51 anni. Vi durò però solo un anno. Ma la sua carriera politica dovette aspettare appena 5 anni per fregiarsi di un nuovo incarico di rilievo: nel 1985 fu eletto Presidente della Repubblica, con un elezione lampo (appena un’ora e 52 minuti di scrutinio) e quasi plebiscitaria: 752 voti su 977 provenienti da Dc, Pci, Psi, Pri, Pli, Psdi e sinistra indipendente. E’ il Presidente della Repubblica italiana più giovane della storia: 57 anni. E visto come va la politica italiana oggi, penso che manterrà ancora per un bel po’ questo record.
Si dimise poco prima della scadenza del suo mandato, con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile 1992; la scelta fu legata allo scoppio dello scandalo di Tangentopoli, e Cossiga ritenne di dimettersi perché il Parlamento che veniva accusato di tale sistema di corruzione era lo stesso che lo aveva scelto.
L’arrivo della Seconda Repubblica e l’età che avanzava, non hanno di certo fermato la sua caparbietà politica: nel febbraio del 1998, diede vita ad una nuova formazione politica, l'UDR (Unione Democratica per la Repubblica), con l'intenzione di costituire un'alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane; forza politica che visse per un solo anno, quando la maggior parte dei componenti aderirono all'UDEUR di Clemente Mastella. La vita breve di quella formazione politica fu fondamentale per la nascita del Governo D’Alema nel ’98, dopo la caduta del primo Governo Prodi. Da Senatore a vita, ha appoggiato sia i Governi Berlusconi che quelli guidati da Prodi.
Oltre a questa invidiabile carriera politica, Cossiga si è contraddistinto per vari scandali, alcuni anche gravi, che però non hanno minimamente sfiorato, come visto, l’incedere della sua carriera:
- Quando è stato Sottosegretario alla Difesa, è stato chiamato a sovrintendere l’organizzazione “Gladio”, un’organizzazione clandestina italiana formata prevalentemente da volontari, parallela ai Servizi Segreti e facente parte, informalmente, con altre organizzazioni analoghe, del sistema di difesa dei paesi occidentali negli anni della Guerra Fredda. Essa venne alla luce solo nel 1990; la sua esistenza fu giustificata come intesa a reagire ad un’eventuale ascesa al potere dei partiti comunisti e ad organizzare la resistenza in caso di invasione del Paese da parte degli eserciti del blocco orientale. Poi, con la caduta del muro di Berlino, che simbolicamente segnò la fine del Regime Sovietico, essa non ebbe più ragion d’essere.
Da Ministro degli interni, in soli 2 anni, si fa notare per la sua rigidità che sfociò nella tragedia: nel 1977 Cossiga rispose alle proteste del mondo studentesco di Bologna mandando veicoli blindati (nelle colluttazioni morirono anche 2 ragazzi); il suo "pugno duro" lo rese il bersaglio delle proteste dei manifestanti che iniziarono a storpiare il suo cognome con una kappa iniziale ed usando la doppia esse simile a quella delle “SS” naziste. Nel 2008, quando erano esplose le proteste degli universitari contro la “riforma Moratti”, suggerì a Maroni di fare come aveva fatto lui in quel periodo: lasciare sfogare le manifestazioni studentesche per far sì che la gente acclami un intervento forte dello Stato; a quel punto le forze dell’ordine sono autorizzate a reprimere la rivolta: «(…) il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli».
Nel 1978 è tra i sostenitori della linea dura contro le Br nel caso Moro, portando quest’ultimo alla morte. Forse Moro, che auspicava un’alleanza tra Dc e Pci, era un personaggio scomodo per molti esponenti politici, tra cui appunto Cossiga, allora Ministro degli interni, e Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio. In un'intervista rilasciata al giornalista Paolo Guzzanti confessò: «Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo; perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro».
- Nel 1990, con queste parole sprezzanti e riduttive del valore del suo lavoro, così parlava di Rosario Livatino, giovane magistrato che ebbe discreti successi nella lotta alla Mafia: «Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l'azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno? (…) Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta».
Rosario Livatino fu assassinato dalla Mafia il 21 settembre 1990.
-Sempre nel ’90 il CIIS (Comitato Interministeriale per l’Informazione e la Sicurezza) di cui Cossiga era Presidente, in qualità di Presidente della Repubblica, liquidò il caso Ustica come attentato per opera dell’estrema destra, senza ulteriori approfondimenti su possibili implicazioni dell’aeronautica italiana (mancano le registrazioni, guarda caso, proprio di alcune ore precedenti e successive alla tragedia) che invece sono emerse negli anni successivi. Proprio negli ultimi tempi, Cossiga aveva avanzato sospetti su possibili implicazioni degli Usa e della Francia nella vicenda, all’epoca occultate e stigmatizzate. Si è reso probabilmente complice e protagonista di un altro mistero italiano, che senza dubbi etichetto come vergogna nostrana.
Sempre in materia di stragismo, ritenne che la strage alla Stazione di Bologna non era stata compiuta dalla matrice eversiva di estrema destra.




Cossiga porta con sé tanti misteri
, che avrebbero, se emersi in tempo utile, risolto molti casi italiani, e alleviato lo strazio di tanti italiani in essi coinvolti. Un personaggio ambiguo: ora attivista clandestino, ora duro difensore dell’ordine pubblico; ora omertoso silente, ora sputa-sentenze picconatore.
A me sinceramente, non mancherà. Per noi giovani non è certo un esempio da seguire. O almeno per quelli che non guardano solo al potere e alla carriera, anche al costo di coprire e tacere certe nefandezze.

(Fonti: La Stampa, “Le stragi dimenticate” di Luca Scialò)

sabato 17 gennaio 2009

TANTI AUGURI SOR GIULIO


In questi giorni di pausa virtuale, e di interesse verso le questioni politiche e di attualità, causa un impegno personale fuori Napoli, al ritorno mi sono accorto che non è cambiato assolutamente niente, ossia Israele continua ad uccidere civili palestinesi e ad attaccare le sedi ONU in quei territori; che il Parlamento nonostante le gravi problematiche socio-economiche che turbano il nostro Paese, è ancora alle prese con la riforma della giustizia e il caso della Vigilanza RAI; che sono iniziati due reality show, che sforneranno falsi miti e illusioni per adolescenti, ossia il Grande Fratello (giunto alla nona edizione) e X-Factor.
Però in questi giorni un evento c'è stato, che ormai si ripete da 90 anni ogni 14 gennaio. Il compleanno del Senatore a vita Giulio Andreotti. C’è un proverbio che dice che le donne ne sanno una più del diavolo! Bè ma questo proverbio può essere anche accostato ad un uomo: ossia a lui.

Egli ha ricoperto molte cariche istituzionali importanti, quali Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno, Ministro della Difesa, degli Esteri, delle Finanze, delle politiche comunitarie, e da 18 anni, senatore a vita; e la cosa chiaramente gli fa onore. Ma se indaghiamo su quando egli ha ricoperto tali cariche, ci accorgiamo che lo ha fatto sempre in situazioni tutto oggi costituenti pagine oscure della vita della nostra Repubblica. Partiamo da quando fu Ministro della Difesa.

In quel periodo, nella fattispecie nella prima metà degli anni ’70, l’Italia viveva un drammatico periodo costituito da attentati provocati dall’estrema destra (Piazza Fontana, piazza della Loggia e sul treno Italicus, con più di 30 morti e un centinaio di feriti), cui ne seguiranno altri nel periodo successivo, nel quale si era creato un pericoloso rapporto di collaborazione tra le organizzazioni di estrema destra e i Servizi Segreti, collegati a loro volta al Ministero della Difesa. E indovinate chi era al vertice di tale Ministero? Si proprio lui sor Giulietto!

Poi nella seconda metà degli anni ’70 cominciarono a colpire le Brigate Rosse, e nel maggio del ’78 uccisero Aldo Moro, Presidente della DC, dopo 54 giorni di prigionia. Vi fu una forte indecisione del Governo della DC, tra chi voleva trattare con i terroristi e chi invece voleva utilizzare il pugno duro. Indecisione che fu fatale a Moro, che dalle sue lettere implorava di trattare con i terroristi. E indovinate chi era il Presidente del Consiglio all’epoca? Sempre lui, sor Giulietto!

Dopo una calma (o quasi) interna negli anni ’80 dovuta ad un periodo di lottizzazioni e tangenti messe in piedi dallo PSI di Craxi (Presidente del Consiglio dall’83 all’88) e dalla DC, che in qualche modo metteva d’accordo politici-imprenditori-organizzazioni criminali, arrivarono gli anni ’90 e con tangentopoli vi fu un vero terremoto che mise fine per un lungo periodo a questo sistema di corruzione (che da qualche anno sembra essere ritornato, vedi il caso Fazio su tutti); e la mafia, che non poteva certo restare indifferente ai successi del pool antimafia costituito da Falcone e Borsellino, decise di farli saltare in aria nel ’92: il primo il 23 maggio e il secondo il 19 luglio.

Bene, chi era Ministro dell’Interno in quel periodo…si si, ancora lui, Giulio Andreotti, che quindi occupava un incarico dedito alla sicurezza interna del Paese. Sul presunto “bacio” tra Riina e Andreotti non ci sono stati chiari riscontri, fatto sta che furono uccisi due uomini importanti nella lotta alla mafia, nel giro di due mesi, con una facilità quasi cinematografica e agendo in modo indisturbato. E’vero che Andreotti è uscito indenne da ogni processo e accusa nei suoi confronti, ma non possiamo non ammettere che la giustizia italiana di “sviste” ne ha compiute tante e che quindi io non esulterei per una sentenza assolutoria nei suoi confronti (come per l'omicidio del giornalista Pecorelli, che nel '79 era pronto a denunciare sul suo giornale l'Osservatore politico le implicazioni di Andreotti nell'omicidio Moro).

La mia critica chiaramente non punta solo ad Andreotti, ma in generale all’eccessivo potere di cui ha goduto il suo partito in generale, cioè la Democrazia Cristiana, che io definisco la terza dittatura che il nostro Paese ha subito, dopo la Monarchia e il Fascismo. Certo, tale partito ha avuto un ruolo fondamentale nei primi venti anni dopo il Fascismo, quando il nostro Paese si trovava a scegliere tra le sinistre che si rifacevano all’Unione Sovietica di Stalin e l’MSI, che invece rappresentava un partito neofascista; quindi  la DC rappresentava una via di mezzo bilanciata (del resto nota è la frase del noto giornalista Montanelli che disse “otturatevi il naso e votate DC”). Ma questo Partito raggiunse vittorie continue e sempre pesanti e siccome si sa che il troppo stroppia, finì per diventare il partito egemone e sempre decisivo per la vita del nostro Paese, controllando tutti i settori politico-istituzionali e quindi abusando del proprio potere, diventato ormai eccessivo. Chiaramente anche le altre forze politiche hanno le loro responsabilità, in particolare il PCI, che ebbe una chiara occasione per governare insieme alla DC nella seconda metà anni ’70, ma che la già citata uccisione di Moro da parte delle forze estremiste di sinistra, gettò alle ortiche.
Il Senato gli ha dedicato un lungo applauso; a lui che è stato in Parlamento fin dalla nascita di questo, ossia dal 1946, e ben 7 volte Presidente del Consiglio.
Sua madre una volta disse: "se non potete parlare bene di una persona, non parlatene affatto". Io l'ho fatto. Devo temere sulla mia incolumità?

mercoledì 9 maggio 2007

29 ANNI FA MORIVA ALDO MORO

Il 9 maggio 1979, veniva ucciso, dopo 55 giorni di prigionia, dal gruppo terroristico di estrema sinistra, le Brigate Rosse, il presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro.
E' pacifico, da parte degli storici e politologi, ritenere che l'intenzione, da parte dei terroristi rossi di uccidere Moro, scaturisse dal fatto che egli era il più importante sostenitore del "Compromesso storico", che avrebbe portato, grazie al voto di fiducia in Parlamento, proprio il giorno dopo il suo sequestro, alla nascita per la prima volta in Italia, di un Governo composto dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista italiano, allora ben rappresentato da Enrico Berlinguer (il PCI arrivò in quegli anni anche al 33%).