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sabato 18 febbraio 2012

MANI PULITE COMPIE VENT’ANNI, MA LA CORRUZIONE E’ SOLO PEGGIORATA


DOPO L’INCHIESTA CHE HA SMASCHERATO TANGENTOPOLI, I CASI DI CORRUZIONE SONO PERFINO MOLTIPLICATI. A DIRLO ANCHE UN REPORT DELLA CORTE DEI CONTI

Era il 17 febbraio 1992 quando Mario Chiesa (tra l’altro ri-arrestato di recente) fu sorpreso nel Pio Albergo Trivulzio di Milano mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un “mariuolo isolato” come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la punta di un Iceberg: Tangentopoli. Da quel momento partì ufficialmente l’inchiesta che prese il nome di Mani pulite, che avrebbe potuto ripulire davvero una politica italiana in buona parte marcia e corrotta; la quale aveva messo in piedi un sistema per auto-finanziarsi e ingrassarsi basato sulle tangenti e lo scambio di favori. Dunque ricatti veri e propri, annullando completamente l’etica democratica e onesta sulla quale invece avrebbe dovuto poggiarsi.
Purtroppo però l’inchiesta ebbe un apice di soli due anni, proprio i primi (’92-’94), venendo poi gradualmente sfaldata e messa in discussione dalla politica stessa a colpi di leggi (in particolare con i primi due Governi Berlusconi; del resto fu il motivo principale della sua discesa in campo) e dai media che la denigrarono (la scena di Antonio Di Pietro che si tolse la toga è emblematica: la Magistratura ne uscì sconfitta nuovamente, dopo i fatti tragici relativi a Falcone e Borsellino).
Il resto è storia d’oggi. Non solo Tangentopoli non si è mai realmente estinta, ma è diventata un cromosoma del Dna della politica italiana. Non a caso ormai quotidianamente ci giungono notizie relative a politici colti con le mani nel sacco: dal semplice consigliere comunale al Ministro della Repubblica. Lo stesso scopo della corruzione ha subito un peggioramento: il politico ruba per sé e non per finanziare il partito e procurargli voti. Insomma, Tangentopoli ha perfino subito una svolta egoistica. A dirlo è anche la Corte dei conti.