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lunedì 25 gennaio 2016

Il pensiero lungimirante di Bettino Craxi: cosa diceva vent'anni fa sull'Unione europea

L'EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AUTO-ESILIATOSI AD HAMMAMET PER SFUGGIRE ALLA GIUSTIZIA ITALIANA, LASCIO' DIVERSE DICHIARAZIONI RIVELATESI PROFETICHE

Quando si parla di Bettino Craxi, l'opinione pubblica italiana è ancora spaccata in due. Tra chi lo ricorda come un grande statista, che ha fatto vivere anni ruggenti al nostro Paese, e chi invece lo liquida come il capo di un sistema deprecabile basato su tangenti e ruberie varie. Se è vero che Craxi ha incarnato il sistema della partitocrazia e ha rappresentato il vertice di quella piramide chiamata Tangentopoli, è anche vero che in quel sistema ci sguazzarono tutti i partiti italiani. A tutti i livelli e in modi diversi. La Dc prendeva soldi dall'America e dalle tangenti. Il Psi e il Partito repubblicano dalle tangenti. Il Pci dall'Urss. L'Msi dalla Monarchia e dall'America in chiave anti-bolscevica.
I soldi circolavano, i partiti si scambiavano piaceri e ''sistemazioni'', ma il debito pubblico saliva. Una sintesi troppo striminzita, essendo questo un tema che meriterebbe la pubblicazione di un manuale.

sabato 18 febbraio 2012

MANI PULITE COMPIE VENT’ANNI, MA LA CORRUZIONE E’ SOLO PEGGIORATA


DOPO L’INCHIESTA CHE HA SMASCHERATO TANGENTOPOLI, I CASI DI CORRUZIONE SONO PERFINO MOLTIPLICATI. A DIRLO ANCHE UN REPORT DELLA CORTE DEI CONTI

Era il 17 febbraio 1992 quando Mario Chiesa (tra l’altro ri-arrestato di recente) fu sorpreso nel Pio Albergo Trivulzio di Milano mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un “mariuolo isolato” come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la punta di un Iceberg: Tangentopoli. Da quel momento partì ufficialmente l’inchiesta che prese il nome di Mani pulite, che avrebbe potuto ripulire davvero una politica italiana in buona parte marcia e corrotta; la quale aveva messo in piedi un sistema per auto-finanziarsi e ingrassarsi basato sulle tangenti e lo scambio di favori. Dunque ricatti veri e propri, annullando completamente l’etica democratica e onesta sulla quale invece avrebbe dovuto poggiarsi.
Purtroppo però l’inchiesta ebbe un apice di soli due anni, proprio i primi (’92-’94), venendo poi gradualmente sfaldata e messa in discussione dalla politica stessa a colpi di leggi (in particolare con i primi due Governi Berlusconi; del resto fu il motivo principale della sua discesa in campo) e dai media che la denigrarono (la scena di Antonio Di Pietro che si tolse la toga è emblematica: la Magistratura ne uscì sconfitta nuovamente, dopo i fatti tragici relativi a Falcone e Borsellino).
Il resto è storia d’oggi. Non solo Tangentopoli non si è mai realmente estinta, ma è diventata un cromosoma del Dna della politica italiana. Non a caso ormai quotidianamente ci giungono notizie relative a politici colti con le mani nel sacco: dal semplice consigliere comunale al Ministro della Repubblica. Lo stesso scopo della corruzione ha subito un peggioramento: il politico ruba per sé e non per finanziare il partito e procurargli voti. Insomma, Tangentopoli ha perfino subito una svolta egoistica. A dirlo è anche la Corte dei conti.

giovedì 10 luglio 2008

C'ERA UNA VOLTA IL PARTITO SOCIALISTA


Lo scorso weekend si è tenuto il Congresso del Partito socialista, a Montecatini Terme. Il primo dopo la riunificazione e il definitivo addio al progetto insieme ai radicali (quello della Rosa nel Pugno).
In prima fila c’erano i dirigenti attuali del partito socialista, ossia i figli di Craxi, De Michelis, Boselli…Persone che, come spessore politico non hanno certo nulla a che vedere con chi ha fatto la storia del Partito socialista. Tra gli ospiti, vi era anche Veltroni, che ha accettato di esserci, nonostante sapeva che ad accoglierlo non ci sarebbero state certo rose e garofani, bensì fischi e contestazioni; reo, per i socialisti (anche se mi sforzo a chiamarli così), di averli emarginati nelle scelte politiche del PD e di aver scelto Di Pietro come alleato, da loro tanto odiato ovviamente per la questione di Mani pulite. Infatti, l’ex PM è stato oggetto di parole durissime soprattutto nel discorso di Bobo Craxi, figlio di Bettino.
Bè, in fondo un po’ comprendo questo loro risentimento verso Di Pietro, visto che quest’ultimo, da ex PM, fu uno dei principali protagonisti dello smascheramento di quel sistema illecito costituitosi tra politici-imprenditori-organizzazioni criminali (definito appunto Tangentopoli). Sistema durante il quale lo PSI raggiunse il punto maggiore di consensi (negli anni ’80 raggiunse storicamente quasi il 20% dei consensi); ma che proprio dalla fine di Tangentopoli, vi fu il punto di maggiore sfascio, con lo scioglimento e la divisione prima in 2 partitini (SDI e Nuovo PSI) e il confluimento di vari politici nel neonato progetto di Berlusconi (Forza Italia); poi il progetto della “Rosa nel pugno” con i Radicali, da me visto con favore perché si trattava di un partito, almeno negli intenti, laico-riformista; infine, dopo la fine di quest’ultimo durato meno di 2 anni, la riunificazione alle scorse politiche di aprile di quest’anno, ma con risultati ridicoli, avendo il partito preso meno dell’1% dei voti, e di fatto, nemmeno un seggio in Parlamento.
Ed è qui che volevo arrivare. Come è possibile che il primo partito di sinistra italiano della storia, oggi si sia ridotto a tanto? Un partito che ha dato “i natali” a personaggi come Nenni, Mussolini, Nilde Iotti, Pertini, Bettino Craxi, tanto per citarne i più famosi, con una certa personalità… In tutti i Paesi, dove più dove meno, i socialisti contano, ora al Governo, ora all’opposizione. Solo in Italia, l’idea del socialismo europeo (da sempre distintosi per aver avuto una certa sensibilità verso i più deboli, senza utopie o conflitti di classe, principale differenza col comunismo), non è rappresentata da nessun partito in Parlamento. Eppure il nostro Paese, di laicità e riformismo, ne avrebbe bisogno, e come.
La risposta sta ovviamente in ciò che ho già detto prima, ossia il passaggio dalle stalle alle stelle tra gli anni ’70 e ’90, con gli eredi di Craxi che non sono certo riusciti a riprendere in mano il partito, bensì alcuni sono addirittura confluiti nel centro-destra; altri hanno creato dei partitini per tutelare il proprio “orticello”.
Quanta amarezza nello scrivere queste considerazioni. Soprattutto per ciò che ne sta conseguendo; ossia l’aver spalancato le porte, da parte della sinistra smarrita e divisa, ad un certo tipo di politica, affarista, volgare, che sta ottenendo anche consensi e favori sparsi da parte degli elettori sempre più sfiduciati e menefreghisti.
Il Cavaliere ci aveva visto giusto, da grande stratega quale è: si è messo in politica apparendo come la nuova speranza che avanza, mentre a sinistra la storia bocciava certi simboli, certi slogan; il tutto, sotto gli occhi di una nuova generazione di politici, già vecchia nei modi di fare ed incapace di venirne a capo.