sabato 17 maggio 2014

LA VIE EN ROSE, IL FILM SU EDITH PIAF

USCITO NEL 2007 PER LA REGIA DI OLIVIER DAHAN, OGGI AL CINEMA COL DISCUSSO GRACE DI MONACO

Nei cinema italiani è in proiezione Grace di Monaco, biopic su Grace Kelly (interpretata da Nicole Kidman), che ne ritrae la vita mondana successiva al ritiro dal set, quando nel 1956 sposa il Principe Ranieri di Monaco. Ma la sua vita, più che il coronamento di un sogno, si trasforma in un vero incubo. Con la Diva del Cinema che diventerà ben presto una Principessa triste. Il film è diretto da Olivier Dahan, regista francese al suo settimo film, secondo biografico. Ma egli, come spesso il cinema odierno sta scegliendo di fare, preferisce cogliere le ombre dei personaggi illuminati dai riflettori della popolarità; come già fatto sette anni fa con La vie en rose (titolo originale La Môme), lungometraggio sulla grande cantante Edith Piaf. Un’artista dalla vita difficile, tormentata, sfortunata, peggiorata però anche dai suoi tanti eccessi. L’unico elemento che rimane indiscutibile è la sua voce.

TRAMA - Edith nasce nel 1915 in una famiglia povera nella piccola cittadina di Grasse. Il padre lavora nel circo come contorsionista, mentre la madre fa la cantante di strada con scarsi successi. Si curano poco di lei, al punto che il padre la porta in una casa di tolleranza, dove sarà allevata da alcune prostitute. Poi se la riprende, per portarla in giro con sé e qui inizia a cantare per strada.
Da ragazzina, a Montmatre, viene scoperta da un impresario che la avvia al mondo dello spettacolo e le dà il nome d'arte La Môme Piaf (passerotto in dialetto parigino, per il suo aspetto gracilino). Di qui la sua vita sarà un continuo sali-scendi, tra successi ed eccessi, ma anche tanta sfortuna, che la porteranno all'abuso di alcool e medicinali, e a una morte prematura a soli 47 anni.
A darle il colpo di grazia fu il dispiacere per la morte di Marcel Cerdan, campione dei pesi massimi nel 1948, nordafricano che le aveva fatto finalmente trovare l'amore; morì in un incidente aereo mentre viaggiava da Parigi a New York proprio per raggiungere lei.

RECENSIONE - Quarto film per Olivier Dahan su una grande cantante, dalla voce unica e inimitabile, ora dolce, ora aggressiva. La vita di Edith Piaf è stata complicata fin da subito e anche quando ha raggiunto il successo, non è stata mai felice. La scelta registica è quella del continuo alternarsi di presente e passato, che si mischiano sapientemente tra un palcoscenico e un camerino, una sfortuna e un successo.
Il ruolo della Piaf è affidato a Marion Cotillard, bravissima nelle mimiche facciali e nella postura tipica della cantante; a partire dall'età giovanile fino agli ultimi anni deteriorati dalla malattia al fegato e dall’artrite.
Commovente, ci mostra la vita della Piaf al di là della Vie en Rose. Ma lei, come amava cantare “Ne regrette rien...”

Stupenda la scena finale del film, che riassume il senso della sua vita:

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