mercoledì 6 agosto 2014

RENZI FA RIPARTIRE L’OCCUPAZIONE…DEI SUOI AMICI: LE PERSONE CHE HA RACCOMANDATO

LA DENUNCIA SU LIBERO DEL CONSIGLIERE COMUNALE DI FDI FRANCESCO TORSELLI, CHE GIA’ SGAMO’ ALCUNE MAGAGNE DEL PREMIER DA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

Matteo Renzi fa trovare facilmente lavoro. E che lavoro. Poltrone ben pagate sull’asse Firenze-Roma. Basta aver collaborato con lui per qualche anno dicendogli sempre di sì. E’ questa in estrema sintesi la denuncia che il consigliere comunale dell’assise fiorentina, Francesco Torselli, Fratelli d’Italia espone alle pagine di Libero, riportando una lista di tanti personaggi a cui l’ex Sindaco di Firenze ha rimediato una bella poltrona in nome dell’onorato “tappetinaggio” di qualche anno. Sono esclusi da essa chi si trova oggi al Governo o nella Segreteria del Partito democratico.

DA DOVE PROVENGONO - Nel febbraio del 2010 i collaboratori assunti a chiamata dall’ufficio del sindaco Renzi erano 39 ex articolo 90 e 14 ex articolo 110 a fronte dei 36 (rispettivamente 26 e 10) della amministrazione precedente. Torselli ha calcolato che quei lavoratori costavano al Comune 3,8 milioni di euro l’anno, 645 mila in più di quanto speso dalla giunta di Leonardo Domenici.
A causa delle proteste dell’opposizione alcuni di loro vennero spostati di ruolo o di ufficio allo scopo di realizzare un risparmio almeno apparente. In realtà nei mesi successivi vennero assunti altri sette lavoratori a chiamata. A maggio di quest’anno, alla fine del mandato di Renzi, tutti questi signori avrebbero dovuto perdere il posto. Ma non è stato così. Per quasi il 50 per cento di loro è già stata trovata una nuova sistemazione (per 26 su 60). Per altri quattro sembra sia pronta una delibera ad hoc. Il 23 luglio il capogruppo di «Firenze riparte a sinistra» Tommaso Grassi ha presentato tre interrogazioni al neo sindaco Dario Nardella su «incarichi e assunzioni a chiamata» per sapere «se il personale assunto nello scorso mandato (…) è stato riassunto in altre società, enti o associazioni partecipate dal Comune di Firenze». E in particolare ha puntato l’attenzione su due figure: «il portavoce del sindaco e capo ufficio stampa» e «l’ex dirigente dell’ufficio canali di comunicazione esterna».

I NOMI - Il primo si chiama Marco Agnoletti, già alla ribalta delle cronache per avere ottenuto da Renzi un incarico dirigenziale nonostante fosse privo dell’indispensabile laurea.
Nel suo curriculum spiccavano la collaborazione giornalistica al quotidiano Il Tirreno e l’impegno profuso in diversi uffici stampa del Partito democratico. Da Matteo ottenne uno stipendio di 100 mila euro lordi l’anno. Nardella, l’ha riconfermato, ma gli ha tolto i gradi per la mancanza del titolo di studio. Per fortuna Agnoletti non dovrà campare con il magro salario previsto dal «contratto nazionale per il personale non dirigenziale del comparto regioni-autonomie locali», avendo ottenuto una cospicua «indennità aggiuntiva di 56 mila euro», per non dover rimpiangere i bei tempi andati. L’altro personaggio segnalato da Grassi, pure lui gratificato da Renzi con un contratto da 100 mila euro, avrebbe già in caldo la poltrona di una società partecipata dal Comune. Torselli precisa, però, che non esistono solo questi due casi. Il consigliere ha sulla scrivania un elenco con decine di nomi sottolineati con l’evidenziatore giallo e con piccole note a margine: «Trenta su 60 hanno già trovato un posto tra Roma e Firenze. Per gli altri, probabilmente, servirà solo ancora un po’ di tempo. Come in tutti gli uffici di collocamento che si rispettino anche qui c’è la coda e io incontro quasi ogni giorno a Palazzo Vecchio diversi di questi ex articolo 90 e 110». È in fila pure la figlia del presidente del Tribunale, ingaggiata da Renzi per «gestire la corrispondenza e i contatti del sindaco con la cittadinanza». Il tutto in cambio di 36 mila euro. Gli aspiranti lavoratori non perdono fiducia e lo dimostrano sui social network: «Saremo all’altezza dei sogni più belli #Renzi» ha retwittato una delle vecchie collaboratrici del premier in attesa di chiamata. Non sono certo meno entusiasti i diciassette dipendenti riconfermati nei loro vecchi incarichi.
Dodici sono dirigenti, la fascia più protetta dall’ufficio del personale renziano. Giacomo Parenti è diventato direttore generale del Comune, dopo essere stato presidente dell’azienda dei trasporti fiorentina Ataf. E non è il solo lavoratore a chiamata ad aver fatto carriera. Nove di loro sono partiti per Roma. L’ex capo di gabinetto Luca Lotti è diventato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, mentre sua moglie ha lasciato a qualcun altro, bontà sua, la scrivania che Renzi le aveva affidato a Palazzo Vecchio. Antonella Manzione, ex dirigente della polizia municipale fiorentina, è oggi capo dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. Giovanni Palumbo è andato a guidare la segreteria romana del premier, Nicola Centrone quella di Lotti. La senatrice renziana Rosa Maria Di Giorgi ha trovato posto nel proprio ufficio stampa ad altri due «precari», compresa la figlia di un direttore di giornale. Per qualcuno si sono invece aperte le porte delle società in-house del Comune. Per esempio Simone Tani è diventato amministratore unico della Sas (si occupa di manutenzione e segnaletica stradale). Il suo predecessore era l’ex allenatore della squadra di calcio di Lotti. A Palazzo Vecchio, però, non vengono riciclati solo srenziani doc. Manuele Braghero, ex capo segreteria di Luciano Violante, è il nuovo capo di gabinetto di Nardella.

LA PRECEDENTE DENUNCIA - Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, nel marzo 2013 mise già in crisi l’allora sindaco Renzi presentando un’interrogazione sui contributi previdenziali che gli venivano erogati dalla pubblica amministrazione in quanto dirigente in aspettativa della società di famiglia. Dopo accese polemiche Matteo ha annunciato le dimissioni dal cda di casa propria, anche perché nel frattempo è diventato presidente del Consiglio. «Ma quando a dover pagare le marchette era la sua famiglia, Renzi era inquadrato come semplice co.co.co. Forse quegli anni di incertezza lo hanno reso sensibile al tema del precariato» dichiara Torselli, mentre scartabella fogli zeppi di numeri.


(Fonte: Libero)

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