IL PAESE PER MEZZO SECOLO E' STATO VITTIMA DI SOPRUSI DA
PARTE DEI CINESI, COME IL TIBET. MA TRATTA ALLO STESSO MODO L'ETNIA rohingya
Il prossimo
novembre si svolgeranno in Birmania le prime elezioni democratiche, dopo che
per mezzo secolo il Paese asiatico è stato vittima della dittatura comunista
filo-cinese fino al 2011. Un po’ quanto avviene anche in altri Stati, come il
Tibet. Le elezioni sono una vittoria del premio Nobel per la Pace Aung San Suu
Kyi, che ha vissuto per decenni in esilio. Ma la cui candidatura è impedita da
una norma costituzionale, la 59F, che i generali birmani cucirono su misura
della loro acerrima oppositrice quando diedero alla luce la carta nel 2008: il
comma esclude infatti la candidatura per quanti hanno mariti o figli stranieri,
come, appunto, Aung San Suu Kyi, la cui famiglia è di cittadinanza britannica.
Ma a parte ciò, nella pacifica Birmania si sta consumando un'altra, più grave
ingiustizia: le persecuzioni nei confronti della minoranza etnica musulmana dei
rohingya.