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venerdì 27 febbraio 2015

IL GENIO E L’ELEGANZA DI MILENA CANONERO, ORGOGLIO ITALIANO: VINCE IL QUARTO PREMIO OSCAR COME COSTUMISTA

PER IL FILM THE GRAND BUDAPEST HOTEL. GLI ALTRI LI VINSE CON Barry Lyndon, Momenti di gloria e il più recente Maria Antonietta. FU ANCHE COSTUMISTA PER ARANCIA MECCANICA E SHINING

Siamo passati dalla grande stucchevolezza di Paolo Sorrentino alla classe e all’eleganza di Milena Canonero, costumista italiana che domenica si è aggiudicata il suo quarto Premio Oscar per il film The Grand Budapest Hotel; pellicola fantasiosa e pittoresca di Wes Anderson. Regista che la Canonero ha ringraziato sentitamente per averla ispirata. In effetti, guardando il film, si apprezza tutta la sua genialità grazie agli abiti colorati dei protagonisti. Ma la costumista italiana non è nuova alla statuetta: ha già tre precedenti.

sabato 27 settembre 2014

AGLI OSCAR PER L’ITALIA CI VA UN ALTRO FILM CHE GETTA FANGO SUL PAESE: IL CAPITALE UMANO

IL NOIR DI PAOLO VIRZI’ CONCORRERA’ COME Miglior Film in lingua non inglese

Dopo “La grande stucchevolezza” di Paolo Sorrentino – affresco stucchevole sulla Roma borghese ipocrita, cinica e volgare, scopiazzato da “Roma” e “Otto e mezzo” di Federico Fellini – un altro film che getta una cattiva luce sull’Italia è pronto ad approdare all’Accademy world, sperando di accaparrarsi pure la statuina d’oro: Il Capitale umano. Un contorto Noir in salsa brianzola diretto da Paolo Virzì, che raffigura quel pezzo d’Italia come cinico, evasore, snob. Dove si cela una sorta di Setta satanica pronta a fregare il prossimo. Tanti stereotipi a manetta, che qui hanno già vinto 7 Nastri d’Argento e altrettanti David di Donatello, ma anche numerosi riconoscimenti in altri festival internazionali. Il film vede anche il contributo finanziario di Rai Cinema.

giovedì 6 marzo 2014

LA GRANDE STUCCHEVOLEZZA DI PAOLO SORRENTINO E COME FUNZIONA LA PREMIAZIONE DEGLI OSCAR

PREMIATO COME MIGLIOR FILM STRANIERO, MOSTRA IL BELLO E IL BRUTTO DI ROMA. MA E’ ANCHE UNA RIFLESSIONE SULL’ESISTENZA. COME SUO STILE, IL REGISTA NAPOLETANO FARCISCE, PIU’ CHE IN PASSATO, LA SCENEGGIATURA CON IMMAGINI STUCCHEVOLI. MERITEVOLI ANCHE GLI ALTRI FILM CONCORRENTI. MA GLI OSCAR HANNO DEI MECCANISMI CHE VANNO OLTRE IL SEMPLICE MERITO

Abbiamo aspettato 15 anni per vederci riconosciuto un film in America, dopo l’Oscar come miglior film straniero andato a Roberto Benigni per La vita è bella. Film straordinario per il suo modo semplice e toccante di raccontare il dramma dell’Olocausto. Ad essere premiato, come ormai stranoto è ora La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Un film sulla “bellezza e l’Inferno” (per dirla alla Roberto Saviano) di Roma. Una città fatta di panorami mozzafiato, bellezze culturali straordinarie, ma anche di una borghesia cinica e volgare. Ma come ha ammesso lo stesso Sorrentino quando ha ricevuto la statuetta, egli basa i suoi film sulla spettacolarizzazione delle scene. Di qui il ringraziamento a Fellini, Maradona, i Talking Heads e Scorsese, maestri per lui di spettacolo. Ma costoro avevano ed hanno anche tanta sostanza. Quella che forse manca in questo film. O meglio c’è e a tratti è anche apprezzabile, come le riflessioni sull’esistenza e su una società in decadenza. Ma fa fatica ad emergere, infarcita com’è, appunto, dalla ricercata fino alla nausea spettacolarizzazione delle scene. Apprezzabili e molto più semplici i film in concorrenza. Ma si sa, gli americani amano essere colpiti da fuochi d’artificio. In realtà, c’è anche da dire che il meccanismo per la premiazione è ben più complesso di quanto si pensi.