giovedì 2 ottobre 2014

PASOLINI, IL RITRATTO ESSENZIALE DI ABEL FERRARA DELL’ULTIMO GIORNO DI VITA DELLO SCRITTORE-REGISTA

DIRETTO DA ABEL FERRARA, INTERVALLA IL SUO VISSUTO QUOTIDIANO CON I PROGETTI MAI PORTATI A TERMINE

Quando viene realizzato un film su un grande personaggio, le attese sono sempre alte. Sia negli addetti ai lavori che nei suoi fan. Difficilmente il regista di turno che si imbatte nell’impresa riesce a soddisfare entrambi, anzi, di solito, finisce per deluderli e imbarcare una marea di critiche. Come successo al controverso regista newyorchese Abel Ferrara, il quale ha sempre vissuto tra “genio e sregolatezza” e che nei suoi film ha spesso raccontato storie di vita dei sobborghi. E forse sarà stato per questi punti in comune che, nel 2011, si è interessato alla vita del grande Pier Paolo Pasolini, ritirandosi a vita privata per studiarla e realizzarne un film. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia pare non aver convinto nessuno. Eppure a me è piaciuto.

TRAMA - A Roma, nella notte tra il 1° e 2 novembre 1975, in una Italia fortemente corrotta e omertosa, il grande artista sta lavorando a due progetti: il romanzo Petrolio e il film Porno-Teo-Kolossal, trascorrendo le sue ultime ore nella casa di famiglia, con la sua amata mamma Susanna, la cugina, il suo stretto collaboratore e l’attrice Laura Betti.
Dopo aver concesso un’intervista al giornalista de La Stampa Furio Colombo, che lo interroga sulla sua critica feroce nei confronti della società contemporanea, esce e va a cena con Ninetto Davoli (Riccardo Scamarcio) per parlargli del film, prima di uscire a bordo della sua Alfa Romeo in cerca di avventura. Adesca un giovanotto, Pino Pelosi, e lo porta sul litorale di Ostia (il popolare idroscalo). Ma qui verrà brutalmente ucciso da un branco di balordi, aiutati dallo stesso Pelosi. All’alba del 2 novembre, il suo corpo viene ritrovato senza vita.

RECENSIONE - Il controverso regista newyorchese Abel Ferrara ci descrive l'ultimo giorno di vita di Pier Paolo Pasolini, scegliendo una metodologia narrativa particolare. Che non si limita ai soli fatti di cronaca, ma intervalla l'intenso vissuto dello scrittore-giornalista (impegnato tra interviste per il suo discusso film Salò, l'intimità familiare, gli incontri professionali e le uscite private), con i suoi progetti mai portati a termine: il Romanzo Petrolio, critica indiretta ai poteri forti italiani, e la sceneggiatura del film Porno-Teo-Kolossal. Quest'alternanza di sequenze, ora verbose, ora basate sulla potenza espressiva delle immagini, ora silenziose, fa sì che il film sia interessante, scorrevole, mai banale. Ci restituisce un Pasolini fragile, intimo, fustigatore dei costumi; ora tenero, ora trasgressivo. Ma, al contempo, ci dipinge l’Italia di quei tempi: violenta, cinica, impaurita, ipocrita.
Ottima l'interpretazione di Williem Dafoe, fortemente somigliante con il nostro. Nel cast figura anche Ninetto Davoli, all'epoca giovane attore spesso presente nelle sue pellicole; nel film invece è interpretato da Riccardo Scamarcio. I due attori inscenano anche il controverso film Porno-Teo-Kolossal, che Ferrara si sforza di mostrare traendo spunto dalla sceneggiatura di Pasolini e da una lettera nella quale ne parlava a Eduardo De Filippo.

Il finale poi ci racconta come andarono le cose quella maledetta sera del primo novembre, senza dietrologie o lanciare sospetti. Perchè come ha dichiarato Ferrara: “non mi importa niente di chi l'ha ucciso”. A lui interessava solo fare un film sull'ultimo giorno di uno dei pensatori italiani più lungimiranti e controversi, portatoci via brutalmente: Pier Paolo Pasolini. E possiamo dire che, tutto sommato, ci è riuscito.

1 commento:

  1. Grande intellettuale, regista e letterato ma merda d'uomo visto che era un pedofilo.

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