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lunedì 25 gennaio 2016

Il pensiero lungimirante di Bettino Craxi: cosa diceva vent'anni fa sull'Unione europea

L'EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AUTO-ESILIATOSI AD HAMMAMET PER SFUGGIRE ALLA GIUSTIZIA ITALIANA, LASCIO' DIVERSE DICHIARAZIONI RIVELATESI PROFETICHE

Quando si parla di Bettino Craxi, l'opinione pubblica italiana è ancora spaccata in due. Tra chi lo ricorda come un grande statista, che ha fatto vivere anni ruggenti al nostro Paese, e chi invece lo liquida come il capo di un sistema deprecabile basato su tangenti e ruberie varie. Se è vero che Craxi ha incarnato il sistema della partitocrazia e ha rappresentato il vertice di quella piramide chiamata Tangentopoli, è anche vero che in quel sistema ci sguazzarono tutti i partiti italiani. A tutti i livelli e in modi diversi. La Dc prendeva soldi dall'America e dalle tangenti. Il Psi e il Partito repubblicano dalle tangenti. Il Pci dall'Urss. L'Msi dalla Monarchia e dall'America in chiave anti-bolscevica.
I soldi circolavano, i partiti si scambiavano piaceri e ''sistemazioni'', ma il debito pubblico saliva. Una sintesi troppo striminzita, essendo questo un tema che meriterebbe la pubblicazione di un manuale.

martedì 10 marzo 2015

Miti da sfatare: Sandro Pertini, megalomane e suscettibile

Presidente della repubblica piu’ amato dagli italiani, fu inghiottito da una smania di protagonismo aizzata dal giornalismo servile. Non amava le critiche, e si parlava poco bene di lui anche come partigiano al confino

Tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80, il Partito socialista italiano assunse in Italia un potere straordinario. Bastava la parola di un semplice Assessore comunale per ordinare un assunzione di un qualunque “figlio di” o portaborse. Siamo negli anni della “Milano da bere”, del Psi che arrivò al 21% dei consensi, sottraendoli a Pci e Dc in flessione dopo il caso Moro e il compromesso storico saltato. Punto di arrivo di questo successo fu la nomina a Presidente della Repubblica del primo (e molto probabilmente ultimo) socialista, Sandro Pertini, mentre stessa sorte toccò per la Presidenza del consiglio, a Bettino Craxi, con due legislature. Poi sappiamo tutti come è andata a finire. Se per quest’ultimo la memoria degli italiani è spaccata in due, tra chi lo ritiene essere stato un grande statista e chi invece solo un mariuolo, molto più unanime o quasi è il pensiero sul primo. Ritenuto il più amato Capo dello Stato di sempre. Perfino l’anti-politico per antonomasia, Beppe Grillo, ne tesse spesso le lodi sul suo blog. Simbolo della resistenza, finito al Confino con altri partigiani, Pertini aveva grande personalità ma anche umiltà. Peccato che il giornalismo mediocre e zelante dell’epoca lo trasformò in una sorta di figura celestiale, ingigantendo il suo Io. Portandolo perfino a una smania di protagonismo talvolta patetica. E si scagliava anche violentemente contro chi lo criticava. Come Massimo Fini, giornalista anticonformista da sempre, all’epoca uno dei pochi a sottrarsi a questo coro unanime, pagandone anche professionalmente. Già, perché Pertini era arrivato anche a questo.

giovedì 26 febbraio 2015

UNA POLTRONA PER TROPPI: I CANDIDATI VARI ED EVENTUALI ALLE REGIONALI 2015 IN CAMPANIA

IL CENTROSINSITRA FARA’ (FORSE) LE PRIMARIE, GIA’ RINVIATE PIU’ VOLTE DA NOVEMBRE. IL CENTRODESTRA RIPROPONE IL PARAFULMINI CALDORO, MENTRE IL M5S UNA CONCITTADINA DI LUIGI DI MAIO

Il prossimo maggio anche nella disastrata Campania si terranno le elezioni regionali. La regione esce da un quinquennio targato centrodestra, con Stefano Caldoro - ex Nuovo Psi poi Forza Italia, figlio di noto politico socialista - Governatore. Certo, ha ereditato la gestione scellerata del decennio precedente firmata Antonio Bassolino (Ds e Pd, già Sindaco di Napoli per otto anni). E per rimettere i conti in sesto bisogna scegliere due strade: o aumentare le tasse o tagliare i servizi. Lui ha scelto la seconda, con settori delicati come Sanità e Trasporti pubblici ridotti al minimo e prossimi al collasso. Non sono mancati poi svariati casi giudiziari che hanno riguardato la sua Giunta e la maggioranza che lo sostiene in consiglio regionale (perfino il Presidente di quest’ultimo, precedente e attuale). Mentre l’opposizione si è limitata al consociativismo, ripagando così il centrodestra per l’onorato servizio prestato quando al governo regionale c’erano loro. I fondi europei sono stati ugualmente sprecati, in progetti inutili e ridicoli, benché la disoccupazione sia alle stelle, con quella giovanile e femminile che ormai viaggia verso il 60%. Insomma, un letale mix di tagli ai cittadini e austerità. Ma disastri e colpe a parte, vediamo chi si candida alla successione di Caldoro.

lunedì 14 aprile 2014

ANCHE BONAIUTI LASCIA BERLUSCONI: SI ALLUNGA LA LISTA DEGLI IRRICONOSCENTI COL CAVALIERE

PASSERA’ AL NUOVO CENTRODESTRA, COME GIA’ FATTO DA QUAGLIARIELLO, CICCHITTO, SCHIFANI, FORMIGONI E ALFANO

Un vecchio detto dice: quando la nave sta affondando, i topi sono i primi ad abbandonarla. Ma a parte Schettino, potrebbero essere annoverati altri casi di persone che, come i ratti, si defilano quando le cose iniziano ad andare male. In politica poi ciò accade sovente, nel tentativo di restare disperatamente a galla. Lo sa bene Silvio Berlusconi, negli ultimi mesi alle prese con condanne imbarazzanti, alle quali non è riuscito a sottrarsi nonostante le varie leggi “ad personam” che i suoi governi hanno cercato di promulgare. Certo, i sondaggi lo danno ancora intorno al 20% e lui ha già dimostrato più volte di risorgere. Ma alcuni suoi storici collaboratori e lacchè lo ritengono finito; o quanto meno, sono riluttanti nel rinunciare a poltrone da Ministro, e così non accettano la politica isolazionista di Forza Italia e cercano di trovare posto in altri partiti propensi alle “larghe intese”. E Ed ecco che, dopo Quagliariello, Schifani, Cicchitto e Formigoni, anche Paolo Bonaiuti lascia Forza Italia per approdare al Nuovo centrodestra. E chissà cosa sta pensando Silvio Berlusconi, che vent’anni fa li colse dalla tempesta di Mani pulite e gli diede una seconda chance, durata appunto ben due decenni.

lunedì 3 marzo 2014

LA FARSA RENZI CONTINUA: ANCHE TRA I SOTTOSEGRETARI CI SONO DEGLI IMPRESENTABILI

TRA I NOMI CHE HANNO SCATENATO INDIGNAZIONI QUELLI DI SIMONA VICARI, FRANCESCA BARRACCIU, COSIMO FERRI, Umberto Del Basso De Caro, RICCARDO NENCINI E SOPRATTUTTO ANTONIO GENTILE, COSTRETTO A DIMETTERSI LUNEDI'

Sulla squadra del neonato Governo Renzi ho già detto tanto, lasciando in sospeso la nomina dei Sottosegretari e Vice Ministri che in quell’occasione aveva da venire dopo qualche giorno. Bene, anche quella è arrivata, confermando quanto già detto in precedenza; e cioè che anche l’esecutivo di colui che si professa come il rottamatore e l’innovatore è stato costruito col solito sistema italiano basato su parentopoli, amicopoli e spartitopoli. Il Governo Renzi è stato chiamato anche Napolitano III, ma potrebbe essere definito pure Monti bis o Letta bis. E perché no, anche Governo Benjamin Button,  per il suo essere nato già vecchio, senza però neppure avere la dote di ringiovanire come il personaggio interpretato da Brad Pitt. Comunque, vediamo chi sono i nuovi Sottosegretari e Vice Ministri; o più precisamente, quelli che hanno scatenato maggiori indignazioni. Tra loro, uno ha dovuto dimettersi subito: Antonio Gentile, senatore e coordinatore del Nuovo Centrodestra in Calabria, noto alle cronache come l'uomo che due settimane fa, per evitare la pubblicazione sul quotidiano L'Ora di un articolo sul coinvolgimento del figlio Andrea nell'inchiesta sulle consulenze d'oro elargite dall'Asl di Cosenza, attraverso un intermediario, avrebbe fatto pressioni su editore e direttore del giornale.
Che poi, misteriosamente, l'indomani in edicola non arrivò neppure, bloccato da un guasto notturno alle rotative seguìto (casualmente?) al rifiuto di togliere dalla prima pagina il pezzo del disonore. Gentile si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. 

giovedì 10 luglio 2008

C'ERA UNA VOLTA IL PARTITO SOCIALISTA


Lo scorso weekend si è tenuto il Congresso del Partito socialista, a Montecatini Terme. Il primo dopo la riunificazione e il definitivo addio al progetto insieme ai radicali (quello della Rosa nel Pugno).
In prima fila c’erano i dirigenti attuali del partito socialista, ossia i figli di Craxi, De Michelis, Boselli…Persone che, come spessore politico non hanno certo nulla a che vedere con chi ha fatto la storia del Partito socialista. Tra gli ospiti, vi era anche Veltroni, che ha accettato di esserci, nonostante sapeva che ad accoglierlo non ci sarebbero state certo rose e garofani, bensì fischi e contestazioni; reo, per i socialisti (anche se mi sforzo a chiamarli così), di averli emarginati nelle scelte politiche del PD e di aver scelto Di Pietro come alleato, da loro tanto odiato ovviamente per la questione di Mani pulite. Infatti, l’ex PM è stato oggetto di parole durissime soprattutto nel discorso di Bobo Craxi, figlio di Bettino.
Bè, in fondo un po’ comprendo questo loro risentimento verso Di Pietro, visto che quest’ultimo, da ex PM, fu uno dei principali protagonisti dello smascheramento di quel sistema illecito costituitosi tra politici-imprenditori-organizzazioni criminali (definito appunto Tangentopoli). Sistema durante il quale lo PSI raggiunse il punto maggiore di consensi (negli anni ’80 raggiunse storicamente quasi il 20% dei consensi); ma che proprio dalla fine di Tangentopoli, vi fu il punto di maggiore sfascio, con lo scioglimento e la divisione prima in 2 partitini (SDI e Nuovo PSI) e il confluimento di vari politici nel neonato progetto di Berlusconi (Forza Italia); poi il progetto della “Rosa nel pugno” con i Radicali, da me visto con favore perché si trattava di un partito, almeno negli intenti, laico-riformista; infine, dopo la fine di quest’ultimo durato meno di 2 anni, la riunificazione alle scorse politiche di aprile di quest’anno, ma con risultati ridicoli, avendo il partito preso meno dell’1% dei voti, e di fatto, nemmeno un seggio in Parlamento.
Ed è qui che volevo arrivare. Come è possibile che il primo partito di sinistra italiano della storia, oggi si sia ridotto a tanto? Un partito che ha dato “i natali” a personaggi come Nenni, Mussolini, Nilde Iotti, Pertini, Bettino Craxi, tanto per citarne i più famosi, con una certa personalità… In tutti i Paesi, dove più dove meno, i socialisti contano, ora al Governo, ora all’opposizione. Solo in Italia, l’idea del socialismo europeo (da sempre distintosi per aver avuto una certa sensibilità verso i più deboli, senza utopie o conflitti di classe, principale differenza col comunismo), non è rappresentata da nessun partito in Parlamento. Eppure il nostro Paese, di laicità e riformismo, ne avrebbe bisogno, e come.
La risposta sta ovviamente in ciò che ho già detto prima, ossia il passaggio dalle stalle alle stelle tra gli anni ’70 e ’90, con gli eredi di Craxi che non sono certo riusciti a riprendere in mano il partito, bensì alcuni sono addirittura confluiti nel centro-destra; altri hanno creato dei partitini per tutelare il proprio “orticello”.
Quanta amarezza nello scrivere queste considerazioni. Soprattutto per ciò che ne sta conseguendo; ossia l’aver spalancato le porte, da parte della sinistra smarrita e divisa, ad un certo tipo di politica, affarista, volgare, che sta ottenendo anche consensi e favori sparsi da parte degli elettori sempre più sfiduciati e menefreghisti.
Il Cavaliere ci aveva visto giusto, da grande stratega quale è: si è messo in politica apparendo come la nuova speranza che avanza, mentre a sinistra la storia bocciava certi simboli, certi slogan; il tutto, sotto gli occhi di una nuova generazione di politici, già vecchia nei modi di fare ed incapace di venirne a capo.