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martedì 7 gennaio 2014

RENZI E ALFANO HANNO LA STESSA RICETTA PER RILANCIARE IL LAVORO: RENDERLO ANCORA PIU’ PRECARIO

ENTRAMBI PARTONO DAL PRESUPPOSTO CHE SONO LE TROPPE TUTELE CONTRATTUALI A DISINCENTIVARE LE AZIENDE AD ASSUMERE. MA DIMENTICANO CHE IL VERO PROBLEMA SONO TASSE E BUROCRAZIA

Di tanto in tanto si torna a parlare di Articolo 18 e della necessità di rivederlo al fine di incentivare le aziende ad assumere. Ma difensori e accusatori di questa sudata (a colpi di scioperi e manifestazioni) fonte di diritti è ormai elusa da anni, poiché la temuta “reintegra” del licenziato viene ammessa ormai solo nel caso di evidente “discriminazione”, come quella di delegati o iscritti ai sindacati “scomodi”. Le assunzioni avvengono quasi esclusivamente attraverso formule contrattuali ultra-precarie, introdotte dal “pacchetto Treu” nel 1997 e potenziate poi dalla “legge 30” di Berlusconi-Sacconi; leggi che consentono di eliminare la manodopera “eccedente” senza alcun problema né indennizzo economico. Eppure la disoccupazione aumenta e i nostri rampanti e “giovani” politici in ascesa, quali Matteo Renzi e Angelino Alfano, ritengono che bisogna ulteriormente precarizzare il lavoro al fine di creare occupazione. Perfino un tecnocrate come il Ministro del welfare Giovannini, si è sentito in obbligo di precisare che non sono le norme a creare lavoro. Lor signori non capiscono (o fingono di non capire) che il vero male del nostro Paese sono le tasse sul lavoro e la burocrazia eccessiva.