ENTRAMBI PARTONO DAL PRESUPPOSTO CHE SONO LE TROPPE TUTELE
CONTRATTUALI A DISINCENTIVARE LE AZIENDE AD ASSUMERE. MA DIMENTICANO CHE IL
VERO PROBLEMA SONO TASSE E BUROCRAZIA
Di tanto in tanto si torna a parlare di Articolo 18 e della
necessità di rivederlo al fine di incentivare le aziende ad assumere. Ma
difensori e accusatori di questa sudata (a colpi di scioperi e manifestazioni)
fonte di diritti è ormai elusa da anni, poiché la temuta “reintegra” del
licenziato viene ammessa ormai solo nel caso di evidente “discriminazione”,
come quella di delegati o iscritti ai sindacati “scomodi”. Le assunzioni
avvengono quasi esclusivamente attraverso formule contrattuali ultra-precarie,
introdotte dal “pacchetto Treu” nel 1997 e potenziate poi dalla “legge 30” di
Berlusconi-Sacconi; leggi che consentono di eliminare la manodopera “eccedente”
senza alcun problema né indennizzo economico. Eppure la disoccupazione aumenta
e i nostri rampanti e “giovani” politici in ascesa, quali Matteo Renzi e
Angelino Alfano, ritengono che bisogna ulteriormente precarizzare il lavoro al
fine di creare occupazione. Perfino un tecnocrate come il Ministro del welfare
Giovannini, si è sentito in obbligo di precisare che non sono le norme a creare
lavoro. Lor signori non capiscono (o fingono di non capire) che il vero male
del nostro Paese sono le tasse sul lavoro e la burocrazia eccessiva.