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martedì 28 ottobre 2014

COME EVITARE DI ARRIVARE AL DOPPIO BUS DI BORGARO PER I ROM: GLI ESEMPI DI CONVIVENZA A BARI E TRENTO

NEL PAESE A EST DI TORINO IL SINDACO PD VUOLE INTRODURRE UN BUS SOLO PER LORO. MA ALTRE SOLUZIONI PIU’ CIVILI SONO POSSIBILI

Proposta razzista o giusta risposta al problema? L’opinione pubblica italiana è divisa sulla proposta del Sindaco di Borgaro torinese, periferia est di Torino, di introdurre un bus solo per i Rom. Motivo? Questi ultimi sono accusati di compiere atti incivili nei confronti dei passeggeri, tra minacce, violenze, puzza e danni al mezzo stesso. Il tutto senza ovviamente pagare il biglietto. Quel “69” che, come tanti altri autobus, trasporta i residenti a casa, lavoro, scuola o università. Anziani, donne, bambini, adulti. Tutti prede di quanti credono che vivere in libertà, tra cielo e spazzatura, significhi anche poter invadere la tranquillità altrui. La proposta però non è di un Primo cittadino leghista, bensì di un Sindaco Pd e di un Assessore di Sel; quelli che dovrebbero essere “di sinistra” e, almeno sulla carta, più propensi all’accoglienza e all’inserimento sociale. Il primo è Claudio Gambino, il secondo Luigi Spinelli. Certo, prima di fare certi discorsi buonisti, è giusto anche provare a mettersi nei panni di chi vive in certi contesti; come accade anche ad un paese non lontano da qui: Pescopagano, un lembo di terra dove la convivenza tra residenti e neri è complicata. Le alternative però ci sono, magari meno immediate e facili di un autobus alternativo solo per Rom, ma anche meno drastiche e che ricordano l’Apartheid vissuto in America fino agli anni ’60 o in Sudafrica fino agli anni ’90. E sarebbe giusto tentarle. Esempi validi di convivenza e integrazione ci vengono da Bari e da Trento.