giovedì 3 gennaio 2013

CHIUDE PUBBLICO, CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA


IL GIORNALE FONDATO DA LUCA TELESE E’ DURATO SOLO 3 MESI

Dopo soli tre mesi di vita chiude “Pubblico”, il giornale fondato da Luca Telese separatosi da Il Fatto quotidiano dopo la rottura con Marco Travaglio. Un giornale che, proprio come quello diretto da Antonio Padellaro, non riceveva finanziamenti pubblici e dunque si auto-sosteneva mediante il mero numero di copie vendute, il cui prezzo ammontava a 1,50 euro. Come del resto dovrebbe essere per tutti i giornali, di qualunque parte politica, i quali invece ricevono sovvenzioni dallo specifico Fondo per l’editoria e dunque sopravvivono anche se non vendono neppure una copia. Tanti sono gli esempi di quotidiani che neanche arrivano nelle edicole ma che permettono a fantomatiche redazioni di guadagnare.

UNA SFIDA DIFFICILE - Per sopravvivere a Pubblico, stando ai calcoli diramati dalla rammaricata lettera di commianto di Telese, servivano un minimo di 8mila copie vendute, e invece il giornale si attestava a malapena alla metà. Troppo poche per coprire i vari costi. Ora cosa aggiungere. La scelta di Telese di fondare un nuovo giornale economicamente autonomo e obiettivo (solo apparentemente, ma tendenzialmente di sinistra) è da applaudire. E la chiusura di un giornale è sempre un fatto triste. Ma è anche vero che il tentativo di avviare un nuovo quotidiano in un mercato sempre più disastroso per il formato cartaceo, che per di più va a porsi in concorrenza con realtà di sinistra dalle “spalle più forti” sia per storia che per sovvenzioni ricevute (vedi la ormai semi-conservatrice LaRepubblica o l’Unità diventata organo del Pd), o con realtà già ben avviate seppur ugualmente indipendenti e sicuramente molto più obiettive come Il Fatto quotidiano, ha fatto di Pubblico un giornale già morto in partenza.

La vicenda di Pubblico deve comunque riportare in auge anche la vergognosa questione dei fondi pubblici destinati all’editoria. Certo, senza le sovvenzioni pubbliche di giornali in formato cartaceo ne resterebbero molto pochi. Ma, quanto meno, sarebbero quelli realmente letti. 

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