I VENTI DIRETTORI, GIA' DENOMINATI SUPER, SONO STATI
SELEZIONATI IN BASE AL PROPRIO CURRICULUM E NON POLITICAMENTE. SETTE SU VENTI SONO
STRANIERI
Finalmente le nomine dei nuovi Direttori dei musei italiani
sono state basate su criteri professionali e non politici. Probabilmente per la
prima volta nella storia della nostra Repubblica. Nella quale, il curriculum è
un termine ancora poco conosciuto. Per di più, sette su venti sono stranieri.
Una scelta che ha fatto tanto discutere i nazionalisti retorici, ma che giudico
quasi obbligatoria e comunque di gran senso, alla luce di dove hanno portato i
nostri meravigliosi, preziosi e unici musei, i direttori nostrani fino a ieri incaricati.
Tante poi le donne, che di buon senso e serietà ne hanno sicuramente più degli
uomini. Il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, fino ad oggi
considerato il solito politico messo su una poltrona a caso, ha mostrato così
di voler cambiare davvero le cose. Nel tentativo di trasformare i nostri Musei
non solo in luoghi culturali che si reggono su tickets e fondi pubblici, bensì
in fonti di profitto autosufficienti, a gestione aziendale. Mediante merchandising,
luoghi di ristoro, con spazi da vivere. Un po’ come avviene per i principali musei
del Mondo. Tutto molto bello quindi? Insomma. In realtà siamo dinanzi alla
solita rivoluzione all'italiana. Rivoluzione mancata, monca. Perché il sito
culturale più rovinato di tutti, quello che cade a pezzi da anni, viene
umiliato dalla presenza di vucumprà all'ingresso, dove ragazzini fanno il bagno
nella splendida fontana del Parco, mentre il giardino inglese viene chiuso di
tanto in tanto e in quello esterno è stato scoperto addirittura uno spaccio di
droga, è rimasto in mani maschili italiane. Parlo della Reggia
di Caserta, ovviamente. Comunque, vediamo chi sono i venti nuovi direttori.