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domenica 21 giugno 2015

Anche il Real Madrid commette clamorosi errori di mercato: i dieci giocatori scartati diventati campioni altrove

PER FORTUNA MOLTI SONO ARRIVATI IN ITALIA

Il Real Madrid viene quasi ogni estate incoronato Re del mercato, per i tanti colpi che a suon di milioni (prima miliardi) mette a segno. Ma come intitolava una vecchia Soap opera: anche i ricchi piangono. Nel caso dei Blancos, per gli errori di mercato commessi. Ovvero, per aver scartato troppo in fretta calciatori poi diventati campioni altrove. Citiamo dieci casi, peraltro quasi tutti giunti, fortunatamente, nel nostro Paese.

sabato 28 marzo 2015

Handanovic sempre più lontano dall'Inter: vicinissimo a una big italiana

Samir Handanovic, in scadenza di contratto nel 2016. Tra lui e il club milanese passato in mani indonesiane, c'è una distanza economica relativa al rinnovo del contratto. Lui chiede un rinnovo che arrivi a tre milioni di euro, che l'Inter non è disposta a dargli. Attualmente guadagna 2,2 milioni di euro. 
Morale della favola: il portiere rischia di partire a parametro zero da poco più di un anno o immediatamente a fine stagione per guadagnarci qualcosa. E a quanto pare in pole position c'è proprio una big italiana.

lunedì 16 marzo 2015

Neymar inguaia il Barcellona: la società rischia esclusione da campionato, multe e arresti

Barcellona, società da sempre al top che si caratterizza per la mitica e fiorente "cantera". Sebbene non disdegni acquisti stratosferici quando serve, basti considerare che l'attuale tridente è composto da tre stelle non spagnole ma sudamericane: Messi, Suarez e Neymar. Eppure, proprio il controverso acquisto di quest'ultimo brasiliano, potrebbe provocare molti guai. A rivelarlo è il quotidiano "Mundo Deportivo", che ha riportato le richieste del Procuratore Perals che sta seguendo il caso. Richieste pesantissime.

martedì 12 giugno 2012

LA SPAGNA STA PEGGIO DI NOI, MA SIAMO SICURI?


NEL PAESE IBERICO MOLTE SONO LE COSE CHE FUNZIONANO RISPETTO AL NOSTRO

I Paesi dell’Europa meridionale continuano a soffrire e a rischiare il collasso per rimanere nell’Eurozona. Dopo l’Irlanda e il Portogallo che si sono salvati in calcio d’angolo con misure austere, è toccato alla Grecia, che ancora rischia, non aiutata da un sistema politico interno frammentato, incerto e incapace. Poi secondo la vulgata generale dopo gli ellenici ci sarebbero gli iberici. Un’idea che trova una certa giustificazione nel maggiore spread che divide i titoli pubblici spagnoli con quelli tedeschi rispetto ai nostri, sebbene solo di una ventina di punti (entrambi ad oggi sono comunque sopra i 400 punti).
Eppure in Spagna tante sono le cose che funzionano molto meglio rispetto all’Italia, e se è vero che mostra una debolezza prettamente finanziaria (il nostro sistema bancario è molto più solido), nel concreto la Patria della Sangria e dei leggendari toreri ci supera alla grande in vari settori. Il tutto, considerando anche che il Paese iberico si è ripreso velocemente dalla dittatura di Francisco Franco che, insieme alla secolare precedente Monarchia, aveva lasciato lo Stato in una condizione di arretratezza culturale ed economica.

venerdì 11 dicembre 2009

PALLONE D’ORO 2009, LA PULCE CE L’HA FATTA


Lionel Andrés Messi, attaccante argentino del Barcellona, ha vinto il Pallone d’oro 2009, precedendo il portoghese Cristiano Ronaldo (oggi al Real Madrid) già vincitore del premio l’anno scorso quando giocava tra le file del Manchester United.
Messi, 22 anni, ha già vinto tanto, quasi tutto. Con il Barcellona ha vinto tre campionati spagnoli, tre Supercoppe di Spagna, una Coppa di Spagna, due Champions League, una Supercoppa UEFA; con la nazionale argentina ha vinto un Campionato del Mondo Under20 e un Oro olimpico. Ai quali vanno aggiunti vari riconoscimenti individuali anche a livello internazionale.
Eppure, se si legge la biografia di Messi, difficilmente qualcuno avrebbe puntato qualcosa su di lui. Non tanto per le indubbie doti tecniche, espresse fin da bambino dalla “Pulce” (la Pulga” per via della sua bassa statura), quanto per la sua bassissima statura. All'età di 11 anni infatti gli venne diagnosticato una deficienza alla somatotropina, l’ormone della crescita; il River Plate mostrò interesse nei suoi confronti, ma non aveva abbastanza denaro per pagargli le cure necessarie. È quindi il Barcellona, attraverso il suo direttore sportivo Carles Rexach, ad interessarsi al suo talento dopo averlo visto giocare, rendendosi così anche disponibile per pagare le sue cure, qualora avesse deciso di trasferirsi in Spagna.
Per Messi così si presentò una doppia occasione: quella di fare il calciatore, ma soprattutto, quella di poter crescere nella normalità (oggi è alto 1 metro e 69 cm) Tutta la sua famiglia si trasferisce così in Europa, e Lionel iniziò a giocare nelle giovanili blaugrana, facendo il suo esordio non ufficiale con la prima squadra contro il Porto il 16 novembre 2003 e dopo meno di un anno debuttò in una gara ufficiale contro l'Espanyol il 16 ottobre 2004, diventando il terzo più giovane giocatore a vestire la maglia del FC Barcelona (a quasi 17 anni) ed il più giovane a giocare nella Liga (record battuto solo dal compagno Bojan Krkić nel settembre 2007). Quando realizzò il suo primo gol in prima squadra contro l'Albacete il 1º maggio 2005, non aveva ancora compiuto 18 anni, diventando così il più giovane giocatore ad aver segnato in una gara di campionato per il Barça fino al 2007, quando è ancora Bojan Krkić a superare questo record, realizzando una rete su assist dello stesso Messi.
A livello internazionale invece la sua ribalta risale all'estate 2005 quando, appena diciottenne, segnando 6 gol in 7 partite, contribuiì alla vittoria della sua nazionale al Mondiale Under 20, venendo eletto miglior giocatore del torneo.
Un ragazzo che ce l’ha fatta, grazie ovviamente al suo straordinario talento ma anche alla fortuna di aver trovato una società importante qual è il Barcellona interessato a curarlo e seguirlo come calciatore. Senza quell’opportunità, forse Messi avrebbe abbandonato, come tanti ragazzi, il calcio giocato a 15-16 anni, e la sorte ci avrebbe privato di un grande talento.
Basta leggere le parole del più grande calciatore di tutti i tempi, suo connazionale e ct della nazionale argentina, Diego Armando Maradona, che così descrisse le giocate di Messi in occasione della finale delle Olimpiadi di Pechino 2008: «Guardare Leo è meglio che fare sesso. È il giocatore che più mi assomiglia. Ha il tempo per diventare come me, persino più forte...». Se lo dice lui, c’è da crederci.
(Fonti: it.wikipedia.org, "La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano)