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venerdì 12 giugno 2015

Ben 150 vertenze sindacali ancora aperte: il fallimento del Ministro-fantasma Federica Guidi

TRA LE PIU' GRAVI: Whirpool-Indesit, Termini Imerese, Lucchini, Almaviva e Natuzzi

'Carneade! Chi è costei?!' avrebbe detto Don Abbondio, prete vile de I Promessi sposi nel sentire il nome di Federica Guidi. Già, in tanti non sanno chi sia. Eppure è l'attuale Ministro dello sviluppo, un dicastero molto delicato specie nella drammatica crisi economica con la quale conviviamo da anni. Quando il suo nome aleggiava tra i papabili al Ministero, molti storsero il naso giacché una settimana prima delle elezioni politiche 2013 era stata ad Arcore per ottenere un posto nelle liste di Forza Italia per le europee. Ma non era una novità: la Guidi proviene da una famiglia berlusconiana ed ella stessa si professava tale. Poi c'è la questione del conflitti d'interesse. Ma pur volendo (a malincuore) sorvolare su ciò, soffermandoci sulle sue capacità da Ministro, notiamo che sono ben 150 le vertenze sindacali rimaste sul suo tavolo, tra le quali alcune molto gravi.

lunedì 24 febbraio 2014

L’ARRIVISTA RENZI RAGGIUNGE IL SUO SCOPO, MA I MINISTERI CHIAVE LI HANNO DECISI D’ALEMA E BERLUSCONI

QUELLI DELL’ECONOMIA E DEL LAVORO SONO AFFIDATI A DUE PERSONAGGI VICINI AL PRIMO. MENTRE SUL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SONO STATE FATTE PRESSIONO DAL SECONDO, PER NON PARLARE DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO A LUI GRADITO E SU CUI PENDE UN EVIDENTE CONFLITTO DI INTERESSI

E così il Governo Renzi è nato ufficialmente. Anche se qualcuno malignamente lo ha chiamato il Governo Napolitano III. L’ormai ex Sindaco di Firenze, ambizioso e arrivista fino al midollo, ha silurato Enrico Letta, il quale, nella formale consegna dei campanelli a stento gli ha dato la mano. Segno questo di un malumore interno al Partito democratico, dove domina il Renzismo certo, ma sia l’ala sinistra (quella composta soprattutto dai rottamati), sia una parte di quella centrista, mugugnano nei confronti del nuovo Segretario. Sebbene diversi tra quanti lo contestavano fino a poche ore dalla sua investitura a leader del Pd, sono saliti sul carro dei vincitori. Non a caso qualcuno tra loro è stato premiato con la carica di Ministro. Ma guardando la sua squadra di Ministri, ci si rende conto che la sua rivoluzione è già annacquata. Del resto la riunione decisiva con Giorgio Napolitano è durata 2 ore e mezza; indice ciò che più di un nome è stato respinto dal Presidente della Repubblica. Certo, ci sono “solo” 16 Ministri, di cui la metà donne, e lui è il Presidente del Consiglio più giovane della storia della Repubblica italiana. Ma a parte questi dati demografici e statistici, non si va oltre. I Ministeri chiave per una svolta concreta del nostro Paese sono stati imposti da Re Giorgio, alias l’establishment della vecchia politica, alias dalla Borsa e dall’Unione Europea. Non manca neanche lo zampino del Cavaliere su due Ministeri. Ma quest’ultima, in casa Renzi, non è una novità. Dulcis in fundo, è già emerso un conflitto di interessi…