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mercoledì 4 marzo 2015

DESTINAZIONE PARADISO…FISCALE: QUALI SONO QUELLI ANCORA VALIDI PER GLI ITALIANI

IL GOVERNO RENZI HA RAGGIUNTO ACCORDI CON SVIZZERA, LIECHTENSTEIN E PRINCIPATO DI MONACO PER LA SOPPRESSIONE DEL SEGRETO BANCARIO. MA NE RESTANO ANCORA TANTI DOVE I PAPERONI POSSONO PORTARE I PROPRI CAPITALI

Destinazione paradiso…fiscale. Parafrasando una bella canzone di Gianluca Grignani, possiamo dire che oltre i cervelli, e i terroristi negli anni ’70, dall’Italia scappano pure i capitali. Verso i cosiddetti Paradisi fiscali, ossia quei Paesi le cui banche non sono tenute a fornire i dati dei propri clienti e prevedono una tassazione molto bassa. Il Governo Renzi ha stretto accordi con alcuni di essi affinché possa sgamare Paperoni nostrani che hanno portato i propri quattrini lì, per sottrarsi alle tasse italiane. Il Governo Berlusconi aveva previsto un rientro dei capitali senza alcun reato previsto e con una sovrattassa ridicola del 5%, la quale è apparsa subito irrisoria giacché viene surclassata dagli interessi che negli anni quei soldi hanno maturato nelle Banche paradisiache (ma sappiamo bene che il Governo Berlusconi è stato sempre morbido con gli evasori). E così, dopo la Svizzera, il Ministro dell’economia Padoan ha annunciato accordi anche con il Liechtenstein e dal Principato di Monaco fanno sapere la stessa cosa. Ma i Paradisi fiscali sono ancora tanti. Di seguito la lunga lista…

martedì 30 dicembre 2014

LA CORSA AL QUIRINALE COME IL GIOCO "INDOVINA CHI?": I 29 NOMI IN LIZZA TRA POLITICI, ECONOMISTI E OUTSIDER

IN POLE PADOAN, CASSESE E FINOCCHIARO

Sarà uomo? Sarà donna? Un economista? Un politico di lungo corso? Uno che con la politica non c’entra niente? Sarà alto? Sarà basso? Avrà gli occhiali? Porta il cappello? I baffi? Ormai sta assumendo le sembianze del gioco da tavola cult anni ’80-‘90 “Indovina chi?” la caccia al successore di “Nonno Simpson” Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Ad oggi sono addirittura 29 i nomi che circolano, tra politici, economisti e outsider. Un valzer di nomi che supera di gran lunga quello già corposo di quasi due anni fa, quando poi la Casta scelse di auto-difendersi dalle istanze di cambiamento palesate dagli italiani con il voto alle politiche riconfermando Napolitano. Allora vediamo quali sono i nomi che circolano (per diversi di loro troverete anche un link contenente qualche chicca del passato).

lunedì 24 febbraio 2014

L’ARRIVISTA RENZI RAGGIUNGE IL SUO SCOPO, MA I MINISTERI CHIAVE LI HANNO DECISI D’ALEMA E BERLUSCONI

QUELLI DELL’ECONOMIA E DEL LAVORO SONO AFFIDATI A DUE PERSONAGGI VICINI AL PRIMO. MENTRE SUL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SONO STATE FATTE PRESSIONO DAL SECONDO, PER NON PARLARE DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO A LUI GRADITO E SU CUI PENDE UN EVIDENTE CONFLITTO DI INTERESSI

E così il Governo Renzi è nato ufficialmente. Anche se qualcuno malignamente lo ha chiamato il Governo Napolitano III. L’ormai ex Sindaco di Firenze, ambizioso e arrivista fino al midollo, ha silurato Enrico Letta, il quale, nella formale consegna dei campanelli a stento gli ha dato la mano. Segno questo di un malumore interno al Partito democratico, dove domina il Renzismo certo, ma sia l’ala sinistra (quella composta soprattutto dai rottamati), sia una parte di quella centrista, mugugnano nei confronti del nuovo Segretario. Sebbene diversi tra quanti lo contestavano fino a poche ore dalla sua investitura a leader del Pd, sono saliti sul carro dei vincitori. Non a caso qualcuno tra loro è stato premiato con la carica di Ministro. Ma guardando la sua squadra di Ministri, ci si rende conto che la sua rivoluzione è già annacquata. Del resto la riunione decisiva con Giorgio Napolitano è durata 2 ore e mezza; indice ciò che più di un nome è stato respinto dal Presidente della Repubblica. Certo, ci sono “solo” 16 Ministri, di cui la metà donne, e lui è il Presidente del Consiglio più giovane della storia della Repubblica italiana. Ma a parte questi dati demografici e statistici, non si va oltre. I Ministeri chiave per una svolta concreta del nostro Paese sono stati imposti da Re Giorgio, alias l’establishment della vecchia politica, alias dalla Borsa e dall’Unione Europea. Non manca neanche lo zampino del Cavaliere su due Ministeri. Ma quest’ultima, in casa Renzi, non è una novità. Dulcis in fundo, è già emerso un conflitto di interessi…