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martedì 8 marzo 2016

Lupi per Agnelli: Repubblica inghiotte La Stampa e IlSecoloXIX

DOPO IL CASO MONDAZZOLI, L'EDITORIA ITALIANA VEDE UN ALTRO ACCORPAMENTO

Chissà come avrebbe definito questa operazione Umberto Eco, dopo aver coniato il termine Mondazzoli per la fusione di Mondadori (che a sua volta già comprende Einaudi) con Rizzoli, che pone di fatto sotto il controllo berlusconiano una fetta molto consistente (diciamo pure egemonica) del mercato di libri e riviste. Il Gruppo editoriale l'Espresso e la Itedi hanno siglato molto velocemente un accordo che vale il 20% del mercato italiano della carta stampata e una buona fetta dell'informazione online, ponendo Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX sotto un'unica proprietà. Ed ecco che così, a distanza di oltre trent'anni, a contendersi il mercato dell'editoria italiana sono sempre e ancora loro: Berlusconi e De Benedetti. Soliti giganti in un sistema che non si è mai realmente aperto al libero mercato e al merito, e dove chi ha coraggio e competenze viene quasi sempre schiacciato dal Paperone ammanigliato di turno. Un mercato che ha visto interessata storicamente anche la famiglia Agnelli, ma sempre con poca convinzione. Ed ora meno che mai, per la voglia di fuga da investimenti italiani che ha.

sabato 1 novembre 2014

DA AGNELLI A IACCHETTI: THOHIR STA SCOPRENDO QUANTO SIA PROVINCIALE IL CALCIO ITALIANO

TANTI GLI SFOTTO’ RIVOLTI AL PRESIDENTE DELL’INTER, SPECIE NELLE ULTIME SETTIMANE

Eirck Thohir è Presidente dell’Inter da appena un anno (15 ottobre 2013), e già ha potuto constatare la pochezza del campionato italiano. Certo, il marchio Inter è ancora spendibile all’estero, come quello degli altri grandi club italiani, ma il calcio italiano ha perso colpi e appetibilità rispetto ad altri Paesi, i quali attirano magnati e grandi campioni stranieri. Oggi la nostra massima serie può considerarsi dietro a Premier league, Liga spagnola, Bundesliga e manca poco che ci superi pure la francese League 1. Ma a parte la mera questione finanziaria, a rendere il nostro calcio “piccolo piccolo” rispetto alla platea internazionale, ci pensano pure certi provincialismi tutti italiani; che vanno dalla violenza dei tifosi agli sfottò che talvolta sfiorano o sfociano del tutto nel razzismo. Ad inaugurarli ci ha pensato il simpaticone monociglia Andrea Agnelli, presidente della Juventus; che però si è limitato a uno sfottò sportivo, che ci può stare. Negli ultimi giorni invece sono arrivate frasi molto meno felici da altri personaggi, più o meno importanti.

martedì 28 febbraio 2012

FIAT, DA ORGOGLIO NAZIONALE A VERGOGNA ITALIANA


DALLA CAUSA A CORRADO FORMIGLI ALL’INVITO A STARSENE A CASA RIVOLTO AGLI OPERAI TESSERATI ALLA FIOM, FINO ALL’UNITA’ ABOLITA NELLE SEDI DELLA MAGNETI MARELLI. LA COMPAGNIA DI BANDIERA SI STA RENDENDO PROTAGONISTA DI RIPETUTI ATTEGGIAMENTI INDEGNI

Chissà cosa stanno pensando da lassù quei 9 magnate che nel 1899 fondarono a Torino la FIAT dei sogni globalizzati di Marchionne, dei modelli poco appetibili, delle lettere minatorie agli operai, delle sbandate di Lapo Elkann, dei piagnistei calcistici di Andrea Agnelli, della onerosa causa per diffamazione a un giornalista per un servizio televisivo e chi più ne ha, più ne metta.
La Fiat per quasi un secolo è stata certo coccolata e viziata dalla politica, ma in cambio ha prodotto auto a basso costo accessibili a tutti e ha dato lavoro da Nord a Sud a milioni di operai e impiegati. Uno scambio sociale ed economico che ha retto fino all’avvento del Mondo globalizzato. Ma i tempi sono cambiati e sono ben incarnati dall’attuale Amministratore delegato Sergio Marchionne, il quale sogna un American capitalism anche in casa nostra e non accetta servizi televisivi scomodi o operai troppo chiassosi.