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martedì 22 dicembre 2015

Elezioni in Spagna, contrariamente a quanto dicono i principali media Podemos non ha sfondato

IL PARTITO POPOLARE HA OTTENUTO IL 28% DEI VOTI, MENTRE I SOCIALISTI IL 22. MA I MEDIA HANNO CONTEGGIATO MALE I VOTI DI PODEMOS

Anche la Spagna conferma il refrain già visto ultimamente in quasi tutti i Paesi europei. Ossia, i partiti tradizionali che perdono continuamente consensi e i movimenti che avanzano. Sebbene, questi ultimi, non nel modo glorioso in cui ce lo hanno descritto i principali media e mostrando pure qualche contraddizione.

giovedì 15 gennaio 2015

GIORGIO NAPOLITANO, IL PRESIDENTE PIU’ TRASPARENTE DELLA STORIA REPUBBLICANA: MA PER LA SUA NULLA INCISIVITA’

LASCIA DOPO 8 ANNI E 7 MESI DI MANDATO. HA FIRMATO TUTTE LE LEGGI SOTTOPOSTEGLI, FACENDO CIO’ CHE GLI IMPONEVA L’EUROPA

Giorgio Napolitano lascia il prestigioso scranno della Presidenza della Repubblica, ma non i tanti benefits: un altro ufficio, una lauta pensione, un assistente alla persona, un autista privato e tutti gli onori da Presidente emerito e Senatore a vita. Napolitano, primo e forse ultimo comunista al Quirinale. Ha aderito al Pci sin dal 1945, a 20 anni, passando poi ai Ds e al Partito democratico. Lui che ha sempre fatto parte della “destra” del partito, ossia quella più moderata e aperta al compromesso, definita, discutibilmente e in modo fuorviante, “migliorista”. Dai commenti che leggo qua e là sul web, mi sa che mancherà solo e soprattutto alla Casta politica, ai poteri forti, all'Unione europea e al capitone che mia madre frigge mentre fa il discorso di fine anno.

martedì 30 dicembre 2014

LA CORSA AL QUIRINALE COME IL GIOCO "INDOVINA CHI?": I 29 NOMI IN LIZZA TRA POLITICI, ECONOMISTI E OUTSIDER

IN POLE PADOAN, CASSESE E FINOCCHIARO

Sarà uomo? Sarà donna? Un economista? Un politico di lungo corso? Uno che con la politica non c’entra niente? Sarà alto? Sarà basso? Avrà gli occhiali? Porta il cappello? I baffi? Ormai sta assumendo le sembianze del gioco da tavola cult anni ’80-‘90 “Indovina chi?” la caccia al successore di “Nonno Simpson” Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Ad oggi sono addirittura 29 i nomi che circolano, tra politici, economisti e outsider. Un valzer di nomi che supera di gran lunga quello già corposo di quasi due anni fa, quando poi la Casta scelse di auto-difendersi dalle istanze di cambiamento palesate dagli italiani con il voto alle politiche riconfermando Napolitano. Allora vediamo quali sono i nomi che circolano (per diversi di loro troverete anche un link contenente qualche chicca del passato).

lunedì 7 luglio 2014

AL QUIRINALE GUADAGNANO IL DOPPIO DELLA CASA BIANCA

Dal 1995 la Casa Bianca è obbligata a inviare ogni anno un rapporto al Congresso e comunicare nel dettaglio l'elenco dei suoi dipendenti, il titolo e il salario

Se la politica italiana, ahinoi, sta emulando sempre di più quella americana, ma sui fattori negativi, è ancora distante da essa anni luce per quanto concerne quelli positivi. Soprattutto in termini di trasparenza e costi. Il confronto, ad esempio, tra i costi della Casa Bianca e quelli del Quirinale sono imbarazzanti. Il tutto, considerando anche che in America la figura del Capo dello Stato e quella del Premier è unita, e così anche le restanti figure sono in parte accorpate. Invece da noi sono due sfere di poteri ben distinte, con tutti i costi che ne conseguono.

lunedì 10 febbraio 2014

IMPEACHMENT PER NAPOLITANO, L’ULTIMA COMICA DI GRILLO: LE MOTIVAZIONI NON RIENTRANO IN QUELLE PREVISTE E SONO PURE SMONTABILI

APPRODATO IN PARLAMENTO IL 5 FEBBRAIO, DEVE SEGUIRE UN ITER COMPLESSO. A NAPOLITANO VANNO CHIESTE ALTRE SPIEGAZIONI

Lo scorso 5 febbraio l’accusa rivolta al presidente Napolitano – denominata col termine americano Impeachment - da parte del Movimento 5 Stelle è arrivata in Parlamento. Beppe Grillo, in un tweet, lo ha definito il “primo passo avanti per l’impeachment del #M5S a Napolitano. Vogliamo la massima trasparenza!”, accompagnando il micromessaggio con una foto di Napolitano al telefono, immagine evocativa alla questione delle telefonate con l’ex ministro Nicola Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo e distrutte su istanza del Quirinale. Il Presidente della Repubblica ha accolto la notizia in modo democratico, affermando che è giusto che faccia il suo corso. In realtà però, analizzando punto per punto le motivazioni dei Pentastellati, ci si rende conto sia che non reggono, ma soprattutto, non rientrano tra quelle previste per chiedere l’Impeachment del Presidente. A Napolitano sarebbe invece giusto chiedere conto di ben altro.

martedì 21 gennaio 2014

SINISTROIDI E ALTRI MUSICISTI: CHI POTREBBE PRENDERE IL POSTO DI CLAUDIO ABBADO COME SENATORE A VITA

TRA I PAPABILI PRODI, BENIGNI, MA ANCHE MORRICONE E MUTI

Di solito un nominato a Senatore a vita si gode la sua bella pensione per anni e anni, pur magari avendo già un’invidiabile età quando riceve l’incarico. E’ andata male a Claudio Abbado, Maestro d’orchestra stimato in tutto il Mondo, spentosi lunedì a 80 anni. Nato a Milano il 26 giugno del 1933, la nomina a senatore a vita gli arrivò il 30 agosto del 2013, quando il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo nominò insieme a Renzo Piano, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia. Un’infornata che sollevò non poche polemiche. Ora, la Costituzione non specifica se il Presidente della Repubblica possa nominarne cinque durante il suo mandato oppure che debbano essere cinque in totale. Ma è già partito il toto-Senatore a vita. Molti sono i soliti nomi.

mercoledì 1 gennaio 2014

BUON ANNO

Ieri il discorso di Napolitano sembrava La posta di Cioè. Mentre Grillo ha assunto per l'occasione toni inusualmente pacati da chissà quale delle sue ville.


Questo invece è il discorso che ho (ri)ascoltato ieri sera. E questo è l'augurio che vi faccio per il 2014: Siate "più umani"

mercoledì 30 ottobre 2013

LA CLASSIFICA DEI POLITICI PIU’ PAGATI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

AL PRIMO POSTO C’E’ NAPOLITANO SEGUITO DA DIVERSI ESPONENTI DI CENTRO-DESTRA

Sessant’anni di politica, quasi tutta ai vertici: quarant’anni in Parlamento, poi è stato ministro, eurodeputato, senatore a vita e, da 8 anni, inquilino del Quirinale. E i frutti si vedono: 13,6 milioni di euro. Il Presidente della Repubblica è un Re Giorgio a tutti gli effetti. Il calcolo è approssimato per difetto ed è il risultato della moltiplicazione dell'attuale emolumento guadagnato da un deputato (228mila euro lordi l'anno) per gli anni di politica. Ma non conta tutte le indennità e i privilegi di cui ha beneficiato Napolitano al Viminale come nelle altre cariche di prestigio che ha ricoperto. Dunque la cifra lievita ancora di più, probabilmente tocca i 20 milioni. In questa classifica interna alla Casta è seguito da tutti esponenti di centro-destra, eccetto la Finocchiaro; altri jurassici della politica italiana.

lunedì 29 aprile 2013

TANTO CENTRODESTRA, LOBBY E POCA SINISTRA, NASCE IL GOVERNO LETTA


DEL RESTO IL BUON ENRICO E’ UN MONTIANO DOC E SEGUACE DELLA Goldman Sachs. SEI MINISTRI SONO INVECE DEL PDL, MENTRE UNO SOLO A TESTA PER BERSANI E D’ALEMA

Con il giuramento di ieri mattina da parte dei Ministri, è nato ufficialmente il Governo Letta. Lo fa però sotto una cattiva stella, per i noti fatti accaduti dinanzi a Palazzo Chigi, dove un disperato ha ferito due carabinieri. Spia allarmante di una disperazione dilagante e sempre più insostenibile, che vede nella politica, a torto o a ragione, la fonte di tutti i mali.
Tornando al Governo Letta, è inutile farsi prendere da facili entusiasmi, come invece capitò prematuramente con l’esecutivo Monti, nei fatti drammaticamente deludente. Due i dati oggettivamente positivi: la media età relativamente bassa, pari a 53 anni, grazie alla presenza di diversi quarantenni, e la composizione di un terzo tutto al femminile. Tra le quali spicca Emma Bonino agli esteri, ancora una volta rimasta esclusa dalla corsa al Quirinale (come accade dal ’99) ma ricompensata con un Dicastero di successo. E anche Cecilie Kyenge, di colore, alla quale è toccato, manco a dirlo, il Ministero dell’integrazione.
Un esecutivo un po’ tecnico e un po’ politico, sul quale è ingombrante l’ombra di Monti – alias delle Banche e della Borsa - e ridotta all’osso la presenza della sinistra. Accentuata invece quella dei democristiani di nuova generazione e dei berluscones.
Tra le Lobby assente invece risulta il Vaticano, specchio ciò dell’ormai nullo peso in parlamento.

lunedì 22 aprile 2013

LA CASTA SI CHIUDE AL CAMBIAMENTO E CONFERMA NAPOLITANO


Rieletto con 738 voti al sesto scrutinio. IL PD NE ESCE DISTRUTTO, GRILLO AUMENTA I CONSENSI E BERLUSCONI NE ESCE ANCORA UNA VOLTA VINCITORE

Dopo cinque votazioni andate in fumo, il Parlamento ripiega su una clamorosa rielezione a Capo dello Stato dell’ottantottenne Giorgio Napolitano, il quale è così richiamato nel difficile compito di formare una squadra di Governo. Questa volta però, qualora malauguratamente dovesse fallire di nuovo, avrà facoltà di sciogliere le camere. Un’opzione che non aveva prima, essendo nella fase conclusiva del suo mandato (il cosiddetto “semestre bianco”). Le elezioni del Presidente della Repubblica hanno avuto un effetto devastante sul Pd, il quale ha mostrato tutte le proprie debolezze e spaccature. Grillo invece ha conquistato un’ulteriore fetta dell’elettorato di sinistra. Infine, ad uscirne vincitore è il Cavaliere, fino a qualche mese fa dato per finito e oggi di nuovo pesantemente influente nella politica italiana.

giovedì 21 febbraio 2013

ECCO CHI POTREBBE ESSERE IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


I PRINCIPALI CANDIDATI DI SINISTRA, CENTRO E DESTRA

Il mandato di Giorgio Napolitano sta volgendo al termine. Non poche le critiche subite in questi anni. Del resto la sua nomina non è stata facile, essendo avvenuta dopo ben quattro scrutini (i precedenti sono stati Einaudi e Gronchi). In fondo ad eleggerlo è stato un Parlamento alquanto equilibrato, specie al Senato; e le difficoltà del Governo Prodi, durato solo due anni, sono un fedele specchio di questa situazione. 
Napolitano è stato “tirato spesso per la giacca” sia dal centro-destra che dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, e da qualche anno anche dal galoppante Grillo. Le accuse rivoltegli sono state paradossalmente opposte: o lo si criticava di mettere il bastone tra le ruote al Governo Berlusconi, o, viceversa, di firmargli tutti i provvedimenti facilmente. Ma entrambi queste fazioni gli rinfacciano anche il fatto di aver spinto per la nascita di un governo tecnico guidato da Monti.
Tra le ultime critiche inflittegli, figurano quelle relative alla richiesta di cancellazione delle intercettazioni che lo riguardano nella “trattativa Stato-Mafia”, ma anche l’invito a non parlare dello scandalo Monte dei Paschi di Siena in vista delle elezioni; in quest’ultimo caso soprattutto perché esso riguarda principalmente il suo partito di provenienza. Pertanto è stato accusato di parzialità.

venerdì 27 luglio 2012

IL PM ANTONIO INGROIA VA IN GUATEMALA, PROMOZIONE O FUGA?


DIRIGERA’ l'Unità di investigazioni e analisi criminale DELL’ONU

Il Plenum del Csm ha dato via libera al Pm Antonio Ingroia - titolare dell'indagine sulla trattativa tra Stato e Mafia - di lasciare la Procura di Palermo per un incarico dell'Onu in Guatemala. Si è parlato di forti discussioni interne all’organo, ma il voto è stata abbastanza netto: 17 voti a favore, 4 contrari e 3 astensioni. In realtà si è acceso un aspro dibattito anche fuori dal Csm, con la creazione di due scuole di pensiero: chi ritiene che Ingroia sia stato costretto ad andarsene per le troppe pressioni subite e chi invece la ritiene una giusta promozione. La causa scatenante è il fatto che il Pm palermitano è titolare di alcune delicate inchieste. Su tutte la trattativa Stato-Mafia.

venerdì 20 luglio 2012

ANCHE NAPOLITANO ALLERGICO ALLE INTERCETTAZIONI


PER LA PRIMA VOLTA UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SOLLEVA UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONI ALLA CORTE COSTITUZIONALE NEI CONFRONTI DELLA MAGISTRATURA

A quanto pare non solo Berlusconi e i suoi cortigiani temono le intercettazioni, ma anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; il quale ha sollevato alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzioni nei confronti dei Pm di Palermo, i quali, in merito all’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia che si sarebbe consumata ad inizio anni ’90, hanno intercettato una sua telefonata  con Nicola Mancino, oggi privato cittadino ma all’epoca dei fatti sospettati Ministro della Giustizia. La corte dovrà stabilire se i magistrati palermitani abbiano violato la legge sull’immunità del capo dello Stato, come ritiene Napolitano, o se invece, come hanno ribadito ieri il procuratore Francesco Messineo e il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, abbiano rispettato la legge che regolamenta le intercettazioni indirette (e casuali). Il caso è senza precedenti e crea un ennesimo, imbarazzante, quanto sconfortante caso di conflitto politica-Magistratura; che oggi raggiunge il grado massimo, trattandosi di un Capo dello Stato.

giovedì 5 luglio 2012

ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA TIENE FAMIGLIA, ECCO COSA FANNO FIGLIO E NIPOTE


I RAMPOLLI DI RE GIORGIO PURE NON HANNO SUDATO PER TROVARE UN’OCCUPAZIONE

Mentre la disoccupazione giovanile sfora il 30% e si avvia a raggiungere quota 40, ci giungono certe notizie dalla Casta che fanno rabbia e stimolano indignazione. Ma che, al contempo, ormai purtroppo non meravigliano neppure. Il Presidente della Repubblica è la punta di un tempio diventato negli ultimi anni sempre più alto e dorato e ovviamente la strada per la carriera dei suoi familiari più stretti non può essere meno difficile e in salita di tanti altri parenti, amici e amanti legati alla politica italiana. Ecco la storia del figlio Giulio e della nipote Susanna.

giovedì 31 maggio 2012

QUANDO FORLANI ANNULLO’ LA PARATA MILITARE DEL 2 GIUGNO PER RISPETTO DEI TERREMOTATI IN FRIULI


TORNATA IN AUGE QUELLA SCELTA DELL’ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA, CORREVA L’ANNO 1976. CONTESTATA INVECE LA SCELTA DI NAPOLITANO

Le commemorazioni in Italia sono da sempre destinate a dividere il popolo anziché unirlo. Rigurgiti neofascisti contestano il 25 aprile; nostalgie monarchiche e istanze leghiste contestano puntualmente il 2 giugno. Quest’anno poi la Festa della Repubblica, che commemora la vittoria, al Referendum del 1946, della Repubblica sulla Monarchia per quasi 2 milioni di voti, è perculata da un’altra protesta: la conferma della parata militare a Roma, nonostante quanto stia accadendo in Emilia e limitrofi causa terremoto. Una scelta che sta indignando non solo per i lutti in corso, ma anche per i danni economici, visto che la parata costerà quasi 3 milioni di euro.
Eppure tale scelta ha già un precedente, quello di Forlani del 1976.