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martedì 20 maggio 2014

LIBIA NEL CAOS: LE COLPE DELL’OCCIDENTE

DOMENICA E’ STATO TENTATO UN COLPO DI STATO MILITARE. DALLA CADUTA DI GHEDDAFI LA SITUAZIONE NEL PAESE E’ ANCORA FRAGILE

Come già successo all’Afghanistan e all’Iraq, anche la Libia liberata dall’oppressione dalle “forze del Bene” incarnate per auto-proclamazione dai Paesi occidentali, versa nel caos civile e nella fragilità politica. Muammar Gheddafi è stato rimosso per volere di Francia e Gran Bretagna, ma noi italiani ne stiamo pagando il prezzo più alto: abbiamo perso, sul totale delle forniture energetiche estere, l’11% proveniente dalla Libia, costretti così ad una maggiore dipendenza dalla Russia; e siamo continuamente inondati da immigrati per effetto del mancato controllo delle coste libiche. Il Governo Berlusconi, baciamano a parte, aveva stretto con la Libia importanti accordi commerciali e politici, venuti meno con la destituzione del Raìs libico. Il tutto, mentre da ormai 2 anni e mezzo il Paese non ha ancora una stabilità democratica. E rischia di ripiombare in una dittatura militare.

sabato 5 ottobre 2013

GLI SBARCHI A LAMPEDUSA SONO IL PREZZO DA PAGARE PER IL TRADIMENTO A GHEDDAFI

ABBIAMO VOLUTO LA TESTA DEL RAIS LIBICO SENZA CONSIDERARNE LE CONSEGUENZE, E DOPO ANNI DI ACCORDI COMMERCIALI

Sbarchi, sbarchi e ancora sbarchi. Ormai non si contano più i disperati che approdano sulle coste siciliane, in primis nella piccola isola di Lampedusa, ma di recente anche in quelle della provincia di Ragusa. Non si tratta più (solo) di marocchini e tunisini, ma anche di libici, siriani e somali. Pronti a sfidare la morte per salvarsi la pelle. Del resto il Rais libico Muammar Gheddafi, attaccato dai Paesi occidentali due anni fa, lo aveva annunciato a mo’ di anatema: trasformeremo il Mediterraneo in un cimitero. Sotto la sua dittatura le coste erano controllate, secondo precisi accordi commerciali. Ma ora che in Libia c’è l’anarchia, le coste sono alla mercé di scafisti senza scrupoli, legati ad Al Qaeda. Un prezzo che in fondo ci meritiamo, visto che abbiamo sfruttato Gheddafi quando ci faceva comodo (insieme ad altri Paesi europei, tra cui la Francia, che in passato gli ha venduto le armi per poi promuovere la sua caduta) per poi rimuoverlo quando non ci piaceva più. Un po’ come fatto con Saddam Hussein in Iraq. Tutti ricordiamo ancora molto bene le scene circensi messe in piedi (con tanto di bacia mano di Berlusconi) quando il Rais libico era ospite in Italia.

martedì 4 settembre 2012

LA LIBIA DEL DOPO GHEDDAFI, TRA CAOS E STRAGE DI NERI


IL PAESE E’ NELLE MANI DEI FONDAMENTALISTI ISLAMICI, CHE STANNO ANCHE DISTRUGGENDO MOLTI LUOGHI DI CULTO

Dopo averci fatto affari per anni, un anno fa i Paesi europei decisero che era giunta l’ora di fare fuori il dittatore Muammar Gheddafi, sostenendo la rivoluzione libica sulla scia della Primavera araba. Certo, il Raìs libico era un dittatore spietato e sanguinario, come tutta la sua famiglia. Ma in oltre un quarantennio di potere aveva trasformato la Libia in una Germania africana e aveva stretto accordi commerciali con diversi Stati occidentali; soprattutto con la vicina Italia. Ma si sa, gli occidentali utilizzano i dittatori a proprio piacimento e convenienza.
A quasi un anno dalla rimozione del suo regime, la Libia vive nel caos, in balia dei fondamentalisti islamici; in particolare i Salafiti.

lunedì 1 settembre 2008

L’ITALIA COMPRA L’AMICIZIA DELLA LIBIA

L’Italia verserà in 25 anni ben 5 miliardi di dollari alla Libia, per ripagarla di quarant’anni di colonialismo. In particolare, i soldi saranno investiti in: un'autostrada costiera che attraverserà tutta la Libia, dall'Egitto alla Tunisia; la costruzione di alloggi; borse di studio per studenti libici e pensioni di invalidità per quei mutilati vittime delle mine anti-uomo poste dall'Italia sul territorio libico durante il periodo coloniale.