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martedì 10 marzo 2015

Miti da sfatare: Sandro Pertini, megalomane e suscettibile

Presidente della repubblica piu’ amato dagli italiani, fu inghiottito da una smania di protagonismo aizzata dal giornalismo servile. Non amava le critiche, e si parlava poco bene di lui anche come partigiano al confino

Tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80, il Partito socialista italiano assunse in Italia un potere straordinario. Bastava la parola di un semplice Assessore comunale per ordinare un assunzione di un qualunque “figlio di” o portaborse. Siamo negli anni della “Milano da bere”, del Psi che arrivò al 21% dei consensi, sottraendoli a Pci e Dc in flessione dopo il caso Moro e il compromesso storico saltato. Punto di arrivo di questo successo fu la nomina a Presidente della Repubblica del primo (e molto probabilmente ultimo) socialista, Sandro Pertini, mentre stessa sorte toccò per la Presidenza del consiglio, a Bettino Craxi, con due legislature. Poi sappiamo tutti come è andata a finire. Se per quest’ultimo la memoria degli italiani è spaccata in due, tra chi lo ritiene essere stato un grande statista e chi invece solo un mariuolo, molto più unanime o quasi è il pensiero sul primo. Ritenuto il più amato Capo dello Stato di sempre. Perfino l’anti-politico per antonomasia, Beppe Grillo, ne tesse spesso le lodi sul suo blog. Simbolo della resistenza, finito al Confino con altri partigiani, Pertini aveva grande personalità ma anche umiltà. Peccato che il giornalismo mediocre e zelante dell’epoca lo trasformò in una sorta di figura celestiale, ingigantendo il suo Io. Portandolo perfino a una smania di protagonismo talvolta patetica. E si scagliava anche violentemente contro chi lo criticava. Come Massimo Fini, giornalista anticonformista da sempre, all’epoca uno dei pochi a sottrarsi a questo coro unanime, pagandone anche professionalmente. Già, perché Pertini era arrivato anche a questo.

giovedì 5 febbraio 2015

OGGI LA SINISTRA SANTIFICA MATTARELLA, MA IN PASSATO LO HA OSTACOLATO DUE VOLTE. PER NON PARLARE DELLA MEMORIA CORTA DI SEL

IN OCCASIONE DELLE ELEZIONI DEL 2001 E DI RECENTE PER LA NOMINA A MEMBRO DELLA CORTA COSTITUZIONALE

Martedì Sergio Mattarella si è ufficialmente insediato come Presidente della Repubblica. Sulla sua storia personale e familiare ho già parlato ampiamente, mentre in questa sede vorrei sottolineare il solito teatrino ridicolo e ipocrita che la politica italiana ha messo in campo. Mattarella viene visto come un Papa che mette tutti (o quasi) d’accordo. Perfino i grillini hanno applaudito il suo discorso in Parlamento. Eppure i suoi compagni ex Margherita e Ds lo hanno osteggiato in un paio di occasioni. Per non parlare di Sel che forse dimentica qualche decisione da Vice Premier e Ministro della difesa.

lunedì 2 febbraio 2015

MATTARELLA ELETTO PRESIDENTE, TRA PARADOSSI ISTITUZIONALI E QUALCHE OMBRA FAMILIARE

PERSONA PERBENE, MITE E STIMATA, CHE HA RACCOLTO CONSENSI ANCHE TRA I CENTRISTI, LA SINSITRA PD E SEL. MA NON MANCANO ASPETTI CRITICI

Poteva andarci peggio. Questa è la prima cosa che ho pensato quando Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica. Poteva toccarci il poltronista, impopolare e ricco pensionato Amato, o un tecnico, di quelli tutti numeri che piacciono tanto all’Europa. Oppure, e magari fosse stato così, un ex Pm come Imposimato o meglio ancora Raffaele Cantone. Ma si sa, l’elezione del Capo dello Stato è anche, e soprattutto, un’occasione per tessere nuove alleanze, ripristinarne di vecchie, consolidare le attuali. E la trovata di Matteo Renzi è stata geniale: ha candidato un vecchio democristiano di sinistra, di quelli, per intenderci, legato alla Dc buona e sana (o forse sarebbe meglio dire meno peggio) legata alla corrente di Aldo Moro; aggraziandosi così la sinistra del suo Partito, i moderati di Area popolare, Sel (si dice che lo stesso Vendola, qualche settimana fa, avrebbe pensato a Mattarella) e qualche grillino in uscita. Ed è anche uno scacco matto a Berlusconi, visto che gli è indigesto essendosi messo di traverso in un paio di occasioni. E’ stato eletto con ben 665 voti, il che vuol dire anche con pezzi di Forza Italia. Costretto a dire sì anche Alfano, pena la fine del suo mandato, spaccando però il suo partitino, con qualche uscita eccellente (vedi Sacconi). Insomma, con Mattarella l’ex Sindaco di Firenze ha unito il centrosinistra e spaccato il centrodestra. Certo, non mancano paradossi istituzionali e qualche ombra anche sulla sua figura e su quella di qualche suo familiare.

giovedì 15 gennaio 2015

GIORGIO NAPOLITANO, IL PRESIDENTE PIU’ TRASPARENTE DELLA STORIA REPUBBLICANA: MA PER LA SUA NULLA INCISIVITA’

LASCIA DOPO 8 ANNI E 7 MESI DI MANDATO. HA FIRMATO TUTTE LE LEGGI SOTTOPOSTEGLI, FACENDO CIO’ CHE GLI IMPONEVA L’EUROPA

Giorgio Napolitano lascia il prestigioso scranno della Presidenza della Repubblica, ma non i tanti benefits: un altro ufficio, una lauta pensione, un assistente alla persona, un autista privato e tutti gli onori da Presidente emerito e Senatore a vita. Napolitano, primo e forse ultimo comunista al Quirinale. Ha aderito al Pci sin dal 1945, a 20 anni, passando poi ai Ds e al Partito democratico. Lui che ha sempre fatto parte della “destra” del partito, ossia quella più moderata e aperta al compromesso, definita, discutibilmente e in modo fuorviante, “migliorista”. Dai commenti che leggo qua e là sul web, mi sa che mancherà solo e soprattutto alla Casta politica, ai poteri forti, all'Unione europea e al capitone che mia madre frigge mentre fa il discorso di fine anno.

martedì 30 dicembre 2014

LA CORSA AL QUIRINALE COME IL GIOCO "INDOVINA CHI?": I 29 NOMI IN LIZZA TRA POLITICI, ECONOMISTI E OUTSIDER

IN POLE PADOAN, CASSESE E FINOCCHIARO

Sarà uomo? Sarà donna? Un economista? Un politico di lungo corso? Uno che con la politica non c’entra niente? Sarà alto? Sarà basso? Avrà gli occhiali? Porta il cappello? I baffi? Ormai sta assumendo le sembianze del gioco da tavola cult anni ’80-‘90 “Indovina chi?” la caccia al successore di “Nonno Simpson” Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Ad oggi sono addirittura 29 i nomi che circolano, tra politici, economisti e outsider. Un valzer di nomi che supera di gran lunga quello già corposo di quasi due anni fa, quando poi la Casta scelse di auto-difendersi dalle istanze di cambiamento palesate dagli italiani con il voto alle politiche riconfermando Napolitano. Allora vediamo quali sono i nomi che circolano (per diversi di loro troverete anche un link contenente qualche chicca del passato).

lunedì 7 luglio 2014

AL QUIRINALE GUADAGNANO IL DOPPIO DELLA CASA BIANCA

Dal 1995 la Casa Bianca è obbligata a inviare ogni anno un rapporto al Congresso e comunicare nel dettaglio l'elenco dei suoi dipendenti, il titolo e il salario

Se la politica italiana, ahinoi, sta emulando sempre di più quella americana, ma sui fattori negativi, è ancora distante da essa anni luce per quanto concerne quelli positivi. Soprattutto in termini di trasparenza e costi. Il confronto, ad esempio, tra i costi della Casa Bianca e quelli del Quirinale sono imbarazzanti. Il tutto, considerando anche che in America la figura del Capo dello Stato e quella del Premier è unita, e così anche le restanti figure sono in parte accorpate. Invece da noi sono due sfere di poteri ben distinte, con tutti i costi che ne conseguono.

lunedì 10 febbraio 2014

IMPEACHMENT PER NAPOLITANO, L’ULTIMA COMICA DI GRILLO: LE MOTIVAZIONI NON RIENTRANO IN QUELLE PREVISTE E SONO PURE SMONTABILI

APPRODATO IN PARLAMENTO IL 5 FEBBRAIO, DEVE SEGUIRE UN ITER COMPLESSO. A NAPOLITANO VANNO CHIESTE ALTRE SPIEGAZIONI

Lo scorso 5 febbraio l’accusa rivolta al presidente Napolitano – denominata col termine americano Impeachment - da parte del Movimento 5 Stelle è arrivata in Parlamento. Beppe Grillo, in un tweet, lo ha definito il “primo passo avanti per l’impeachment del #M5S a Napolitano. Vogliamo la massima trasparenza!”, accompagnando il micromessaggio con una foto di Napolitano al telefono, immagine evocativa alla questione delle telefonate con l’ex ministro Nicola Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo e distrutte su istanza del Quirinale. Il Presidente della Repubblica ha accolto la notizia in modo democratico, affermando che è giusto che faccia il suo corso. In realtà però, analizzando punto per punto le motivazioni dei Pentastellati, ci si rende conto sia che non reggono, ma soprattutto, non rientrano tra quelle previste per chiedere l’Impeachment del Presidente. A Napolitano sarebbe invece giusto chiedere conto di ben altro.

giovedì 21 febbraio 2013

ECCO CHI POTREBBE ESSERE IL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


I PRINCIPALI CANDIDATI DI SINISTRA, CENTRO E DESTRA

Il mandato di Giorgio Napolitano sta volgendo al termine. Non poche le critiche subite in questi anni. Del resto la sua nomina non è stata facile, essendo avvenuta dopo ben quattro scrutini (i precedenti sono stati Einaudi e Gronchi). In fondo ad eleggerlo è stato un Parlamento alquanto equilibrato, specie al Senato; e le difficoltà del Governo Prodi, durato solo due anni, sono un fedele specchio di questa situazione. 
Napolitano è stato “tirato spesso per la giacca” sia dal centro-destra che dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, e da qualche anno anche dal galoppante Grillo. Le accuse rivoltegli sono state paradossalmente opposte: o lo si criticava di mettere il bastone tra le ruote al Governo Berlusconi, o, viceversa, di firmargli tutti i provvedimenti facilmente. Ma entrambi queste fazioni gli rinfacciano anche il fatto di aver spinto per la nascita di un governo tecnico guidato da Monti.
Tra le ultime critiche inflittegli, figurano quelle relative alla richiesta di cancellazione delle intercettazioni che lo riguardano nella “trattativa Stato-Mafia”, ma anche l’invito a non parlare dello scandalo Monte dei Paschi di Siena in vista delle elezioni; in quest’ultimo caso soprattutto perché esso riguarda principalmente il suo partito di provenienza. Pertanto è stato accusato di parzialità.

giovedì 31 maggio 2012

QUANDO FORLANI ANNULLO’ LA PARATA MILITARE DEL 2 GIUGNO PER RISPETTO DEI TERREMOTATI IN FRIULI


TORNATA IN AUGE QUELLA SCELTA DELL’ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA, CORREVA L’ANNO 1976. CONTESTATA INVECE LA SCELTA DI NAPOLITANO

Le commemorazioni in Italia sono da sempre destinate a dividere il popolo anziché unirlo. Rigurgiti neofascisti contestano il 25 aprile; nostalgie monarchiche e istanze leghiste contestano puntualmente il 2 giugno. Quest’anno poi la Festa della Repubblica, che commemora la vittoria, al Referendum del 1946, della Repubblica sulla Monarchia per quasi 2 milioni di voti, è perculata da un’altra protesta: la conferma della parata militare a Roma, nonostante quanto stia accadendo in Emilia e limitrofi causa terremoto. Una scelta che sta indignando non solo per i lutti in corso, ma anche per i danni economici, visto che la parata costerà quasi 3 milioni di euro.
Eppure tale scelta ha già un precedente, quello di Forlani del 1976.