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sabato 4 ottobre 2014

DOPO AVER AFFOSSATO L’IDV, DI PIETRO SI DEDICA A MUCCHE E VENDEMMIA

Si sta dedicando alla sua fattoria di Montenero di Bisaccia, terra natia

Antonio Di Pietro, ex poliziotto, ex Magistrato, e in ultimo ex politico, non ha mai nascosto le sue origini contadine. Anzi, le ha sempre ricordate con nostalgia e affetto, tirando in ballo di tanto in tanto, nei suoi mitici discorsi impregnati di metafore e ironia, qualche aneddoto dell’infanzia passata, oltre che a studiare, anche in campagna. Anche quando le sue varie carriere avevano raggiunto di volta in volta l’apice, si recava nella sua terra natia, Montenero di Bisaccia, che gli ha dato i natali il 2 ottobre 1950, per espletare qualche lavoretto da contadino. Ma a maggior ragione adesso, che è fuori dalle aule parlamentari (alle ultime elezioni politiche si è presentato nella lista Rivoluzione civile insieme ad altri partiti, sostenendo la candidatura di un altro Pm, Ingroia. Scelta rivelatasi sbagliata, affossando di fatto 15 anni di storia dell’Italia dei valori) e da quelle dei tribunali, ha rimesso i panni del contadino.

venerdì 26 settembre 2014

L’EX PM LUIGI DE MAGISTRIS CONDANNATO: E’ IL PREZZO DA PAGARE QUANDO SI TOCCANO CERTI PERSONAGGI E POTERI

A Un anno e tre mesi, e uno di interdizione dagli uffici per aver acquisito le utenze telefoniche di Prodi e Mastella NELL’INCHIESTA WHY NOT. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi

L’inchiesta Why not è costata cara all’ex Pm Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli dal 2011. Non solo l’intero processo è stato smontato, per buona pace dei tanti indagati, tra cui il Presidente della Regione Loiero, l’ex Premier Romano Prodi, l’ex Ministro Francesco Rutelli e l’ex Guardasigilli Clemente Mastella, ma ora per de Magistris arriva pure una pesante condanna: un anno e tre mesi con pena sospesa a conclusione del processo sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi. Nei confronti di De Magistris, nel maggio scorso, i pubblici ministeri avevano chiesto l’assoluzione. Per Genchi, invece, era stata sollecitata la condanna ad un anno e 6 mesi. La sentenza del giudice monocratico di Roma attribuisce invece la responsabilità penale a entrambi gli imputati. La sentenza emessa dal Tribunale di Roma (giudice monocratico Rosanna Iannello) ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno per i due imputati. Iannello ha comunque concesso le attenuanti generiche, la sospensione della pena irrogata, compresa quella accessoria, e la non menzione nel certificato penale. L’utilizzo dei tabulati telefonici oggetto del procedimento erano riferiti a diversi esponenti politici, da Romano Prodi, Clemente Mastella, Marco Minniti a Francesco Rutelli. Il sindaco con Genchi dovrà risarcire i parlamentari coinvolti.

venerdì 26 luglio 2013

GLI NEGANO LA CITTADINANZA PERCHE’ NON CONOSCE DI PIETRO E CASINI

LA STORIA ASSURDA DI ADDAI RICHIE AKOTO, GHANESE, IN ITALIA DA 16 ANNI

Tanti italiani purosangue non sanno neanche chi sia il Presidente della Repubblica. Ma sono italiani di diritto essendo nati sul suolo italiano da genitori italiani. E invece, a chi lavora qui onestamente da quasi vent’anni, che sa pure chi sia il Presidente della Repubblica, ma non conosce alcuni personaggi politici ormai pure spariti dalle poltrone che contano – come Casini e Di Pietro – viene negata la cittadinanza italiana. Storie paradossali di un’Italia che non perde mai l’occasione per mostrare tutta la propria ridicolaggine.

martedì 13 novembre 2012

TUTTI IN FUGA DALL’IDV


SPECIE IN CAMPANIA, DAI PARLAMENTARI AI CONSIGLIERI COMUNALI

Quando la nave sta affondando, si sa, i topi sono i primi ad abbandonarla. Nell’Italia dei valori vi è un’emorragia in corso, cominciata col capogruppo alla Camera, Massimo Donadi e proseguita su tutti i livelli in un lungo e largo per il Paese. Dai parlamentari, passando per i Sindaci, fino ai consiglieri comunali. Basta vedere cosa sta accadendo nella sola Campania.

venerdì 8 giugno 2012

I PARTITI CHE SOSTENGONO MONTI SI SPARTISCONO LE AUTHORITY


LA SOLITA TRISTE PRASSI TRA I PARTITI DI MAGGIORANZA

Pdl, Pd e Udc – come noto i partiti maggiori che sostengono il Governo Monti - si dividono la torta delle Authority, ignorando ben 90 curriculum giunti in Parlamento. Questa tradizionale quanto triste spartizione, insieme al salvataggio del Senatore De Gregorio da un imminente arresto, ha caratterizzato la giornata politica di mercoledì. La quale ha dimostrato che la mazzata generale inflitta alla Casta nelle recenti amministrative non è servita a nulla. Frutto, denunciano Idv, Grillo, sinistra e molti parlamentari delusi del Pd, di logiche spartitorie in purissimo stile prima Repubblica.
Vediamo questi indegni incarichi assegnati.

giovedì 31 maggio 2012

QUANDO FORLANI ANNULLO’ LA PARATA MILITARE DEL 2 GIUGNO PER RISPETTO DEI TERREMOTATI IN FRIULI


TORNATA IN AUGE QUELLA SCELTA DELL’ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA, CORREVA L’ANNO 1976. CONTESTATA INVECE LA SCELTA DI NAPOLITANO

Le commemorazioni in Italia sono da sempre destinate a dividere il popolo anziché unirlo. Rigurgiti neofascisti contestano il 25 aprile; nostalgie monarchiche e istanze leghiste contestano puntualmente il 2 giugno. Quest’anno poi la Festa della Repubblica, che commemora la vittoria, al Referendum del 1946, della Repubblica sulla Monarchia per quasi 2 milioni di voti, è perculata da un’altra protesta: la conferma della parata militare a Roma, nonostante quanto stia accadendo in Emilia e limitrofi causa terremoto. Una scelta che sta indignando non solo per i lutti in corso, ma anche per i danni economici, visto che la parata costerà quasi 3 milioni di euro.
Eppure tale scelta ha già un precedente, quello di Forlani del 1976.

venerdì 9 marzo 2012

PARLAMENTARI ITALIANI, SPETTATORI STRAPAGATI


TRA POPULISTI, YESMAN E SOSTENITORI A CONVENIENZA, SI GODONO IL GOVERNO MONTI

Mentre il Governo Monti cerca, non senza qualche uscita infelice, di raddrizzare la barca Italia, i nostri cari parlamentari italiani, manco eletti da noi bensì scelti dalle rispettive nomenclature di partito, si godono il proprio lauto e immeritato stipendio limitandosi a votare o non votare i provvedimenti da esso presentati. Bisogna comunque aggiungere che non si limitano solo a questa vacanza, ma ci regalano anche le solite perle mediatiche, a seconda dei casi: da oppositori populisti e speculatori, criticando il Governo Monti per recuperare voti o prenderne di nuovi; da yesman dicendo sempre sì ai Professori dall’alto della propria presunta responsabilità; o infine, dicendo Sì “a convenienza”, fin quando i cervelloni della Bocconi non toccheranno i propri interessi. Vediamo i partiti che fanno parte di queste tre categorie.

sabato 18 febbraio 2012

MANI PULITE COMPIE VENT’ANNI, MA LA CORRUZIONE E’ SOLO PEGGIORATA


DOPO L’INCHIESTA CHE HA SMASCHERATO TANGENTOPOLI, I CASI DI CORRUZIONE SONO PERFINO MOLTIPLICATI. A DIRLO ANCHE UN REPORT DELLA CORTE DEI CONTI

Era il 17 febbraio 1992 quando Mario Chiesa (tra l’altro ri-arrestato di recente) fu sorpreso nel Pio Albergo Trivulzio di Milano mentre intascava una mazzetta di 7 milioni di vecchie lire. Non era un “mariuolo isolato” come provò a raccontare Bettino Craxi, ma la punta di un Iceberg: Tangentopoli. Da quel momento partì ufficialmente l’inchiesta che prese il nome di Mani pulite, che avrebbe potuto ripulire davvero una politica italiana in buona parte marcia e corrotta; la quale aveva messo in piedi un sistema per auto-finanziarsi e ingrassarsi basato sulle tangenti e lo scambio di favori. Dunque ricatti veri e propri, annullando completamente l’etica democratica e onesta sulla quale invece avrebbe dovuto poggiarsi.
Purtroppo però l’inchiesta ebbe un apice di soli due anni, proprio i primi (’92-’94), venendo poi gradualmente sfaldata e messa in discussione dalla politica stessa a colpi di leggi (in particolare con i primi due Governi Berlusconi; del resto fu il motivo principale della sua discesa in campo) e dai media che la denigrarono (la scena di Antonio Di Pietro che si tolse la toga è emblematica: la Magistratura ne uscì sconfitta nuovamente, dopo i fatti tragici relativi a Falcone e Borsellino).
Il resto è storia d’oggi. Non solo Tangentopoli non si è mai realmente estinta, ma è diventata un cromosoma del Dna della politica italiana. Non a caso ormai quotidianamente ci giungono notizie relative a politici colti con le mani nel sacco: dal semplice consigliere comunale al Ministro della Repubblica. Lo stesso scopo della corruzione ha subito un peggioramento: il politico ruba per sé e non per finanziare il partito e procurargli voti. Insomma, Tangentopoli ha perfino subito una svolta egoistica. A dirlo è anche la Corte dei conti.