Lo dicono le
statistiche Eurostat, che ci collocano tra gli ultimi posti in europa
Le generazioni
italiane nate tra gli anni '60 e gli anni '80 sono cresciute col mito del
''pezzo di carta che ti apre le porte del mondo del lavoro''. E così tanti
giovani hanno conseguito diplomi, lauree o dottorati, certi che avrebbero
guadagnato tanto, avrebbero svolto lavori meno faticosi e più appaganti.
Sognavano di fare gli ingegneri, gli avvocati, gli insegnanti, i notai, gli
psicologi, i sociologi, i giornalisti, gli scrittori, i manager. E via
discorrendo. Vuoi mettere la fatica di fare l'idraulico, il muratore, l'autista
o il falegname?
Peccato però che l'illusione portata dal '68 che tutti
potevano istruirsi facilmente e avere una vita di successo, si è scontrata con
la dura realtà. Negli anni, ci siamo ritrovati con milioni di bocciati
reiterati, laureati fuori corso, diplomati e laureati disoccupati. Un esercito
di sedotti e abbandonati da una rivoluzione culturale condotta dalla borghesia,
risultata illusoria, arrivista e superficiale.