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sabato 31 ottobre 2015

Con 12 anni di ritardo Tony Blair ammette di aver rovinato il Mondo assieme a Bush

INTERVISTATO DALLA CNN, L'EX PREMIER BRITANNICO AMMETTE DI AVER COMMESSO UN ERRORE NEL SEGUIRE BUSH IN QUELLA AVVENTURA. MA LA STAMPA BRITANNICA E' SCETTICA

George Bush può essere considerato il peggior Presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Repubblicano doc, ha lasciato il segno soprattutto nella politica estera, portando il suo Paese ed altri Stati (tra cui l'Italia) in due guerre assurde e logoranti. Che hanno superato perfino quella in Vietnam, già pesantemente disastrosa: in Afghanistan e in Iraq. Bush jr. prese la palla al balzo dopo l'attentato alle Twin Towers per muovere guerra ai due Paesi, rei, a suo dire, di proteggere i terroristi. Ma nessuna prova è stata mai trovata in tal senso. Lo stesso ''11 settembre'' è considerato un complotto finalizzato proprio a giustificare le due operazioni militari, aventi come fine, più che l'esportazione della democrazia, il possedimento del petrolio mediorientale. Eppure, sappiamo come sia andata e quanto le due guerre siano state più complicate del previsto. E come i due Paesi siano ancora nel caos politico e civile più totale.

lunedì 17 agosto 2015

Tale padre, tale figlio: a minacciare l'Occidente ora è Hamza Bin Laden. Perché è pericoloso

IN UN VIDEO, INTRODOTTO DA dal leader di al Qaida Ayman al Zawahri, IL 24ENNE INCITA ALLA GUERRA SANTA IN USA ED EUROPA

Morto Bin Laden (non si sa se per malattia o perché effettivamente ucciso dai Seals americani, i quali però stranamente sono tutti morti) e perso anche il Mullah Omar (morto nel 2013 ma la notizia è emersa solo a fine luglio), in tanti si erano illusi che Al Qaeda fosse ormai allo sbando, disgregata, perfino sottomessa all'ISIS. In realtà non è così, giacchè si tratta di un'organizzazione ben più capillare e organizzata di quanto pensino gli arroganti occidentali e sempre pronta a sostituire i propri vertici. Ed ecco che infatti spunta il figlio prediletto di Osama Bin Laden, Hamza, giovane di 24 anni. Definito dal leader della cellula islamista, Ayman al Zawahri, 'leone figlio di leone'. Qualche giorno fa ha inviato un video minaccia come quelli del padre. Ma più moderno e meno casareccio.

lunedì 2 marzo 2015

IGNORANTI, PIU’ CHE INTEGRALISTI: GLI ISLAMISTI HANNO DISTRUTTO 14MILA ANNI DI STORIA IN 14 ANNI

OPERE DALL’INESTIMABILE VALORE ANDATE PERSE PER SEMPRE, DISTRUTTE DA UNA FANTOMATICA RAGIONE RELIGIOSA

Hanno fatto presto il giro del mondo le immagini sconvolgenti di integralisti islamici che a colpi di martellate distruggevano statue e bassorilievi antichi, alcuni dei quali risalenti a oltre 3.000 anni fa, a Mosul, città dell'Iraq, capoluogo del governatorato di Ninawa. E prima dello scempio hanno dato al rogo libri antichi rari e manufatti. Mossul è il nome che diedero gli arabi all'antica Ninive ed è già stata colpita in passato da altri gesti scriteriati e criminali: altri antichi manoscritti sottratti alla biblioteca furono dati al rogo, mentre una parte della cinta muraria dell’antica città fu frantumata. Motivo? “Queste rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah”, dichiara un jihadista con alle spalle un grande bassorilievo di un cavallo. “Il Profeta Maometto ha tirato giù con le sue mani gli idoli quando è andato alla Mecca. Il nostro Profeta ci ha ordinato di distruggere gli idoli e i compagni del Profeta lo hanno fatto quando hanno conquistato dei Paesi – afferma il miliziano – Quando Dio ci ordina di rimuoverli e distruggerli, per noi diventa semplice e non ci interessa che il loro valore sia di milioni di dollari”. Ma è solo una minima parte dell’immenso patrimonio culturale che i fondamentalisti stanno distruggendo come nulla fosse. Sono andati persi 14mila anni di storia negli ultimi 14 anni. Di seguito una luttuosa lista. Perché un crimine contro l’umanità non è solo una strage di civili, ma anche la distruzione di antichi monumenti.

lunedì 23 febbraio 2015

ISIS: COSA SIGNICIFICA, COME E’ NATO E COME SI E’ SVILUPPATO IL NEMICO CREATO DALLA STESSA AMERICA

ACRONIMO DI Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, HA UNA STORIA AMBIGUA E INTRECCIATA AGLI OCCIDENTALI

Gli occidentali in Medio Oriente stanno facendo da un trentennio a questa parte il bello e, soprattutto, il cattivo tempo. Creano e disfano di continuo relazioni con dittatori e gruppi armati locali, a seconda della propria convenienza e dei propri interessi. Armano e appoggiano personaggi e gruppi locali per poi farci la guerra quando non servono più. La lista è ormai diventata troppo lunga e imbarazzante: Saddam Hussein, i Mujahadeen, Bin Laden, Gheddafi, ora l’Isis. Lasciando così una scia di caos e sangue che si è estesa a macchia d’olio e che sembra incontrollabile. Iraq, Libia e un pezzo di Siria sono così finiti nelle mani degli jihadisti, mentre noi italiani dobbiamo sobbarcarci migliaia di disperati che giungono sulle nostre coste. Soprattutto con la caduta di Gheddafi, voluta da Sarkozy per recuperare consensi, ci abbiamo perso molto: oltre al succitato esodo di immigrati, abbiamo anche perso importanti accordi commerciali con tante imprese che lavoravano in Libia costrette a rientrare; ma anche l’11% di approvvigionamento di gas, costringendoci a una maggiore dipendenza dalla Russia di Putin. E l’Isis è nata proprio da questi continui errori, espandendosi trovando terreno fertile dalla destabilizzazione politica che abbiamo creato in quei territori.

sabato 18 ottobre 2014

CURDI, 40 MILIONI DI ANIME CHE CERCANO DA SEMPRE UN POSTO SULLA TERRA

RAPPRESENTA UNA DELLE ETNIE PRIVE DI UNA NAZIONE PIU’ GRANDI DEL MONDO. HANNO SUBITO REPRESSIONI DA VARI STATI. OGGI SONO IN FUGA DALL’IRAQ

Non tutti hanno avuto la stessa fortuna degli ebrei, che a partire dal 1948, possono contare su un proprio Stato indipendente grazie al beneplacito della potente America; o dell’occidente per via del gas come i kossovari. Ancora tante sono le etnie che non possono contare su una propria Nazione, che vengono perseguitati ovunque e sono in perenne migrazione in cerca di un “posto sulla terra” (per usare il titolo di un film sul tema). Tra queste, una delle più numerose è quella dei Curdi,  da sempre situati nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, territorio oggi compreso tra Iran, Iraq, Siria, Turchia e in misura minore Armenia. Piccole comunità curde sono presenti anche in Libano, Giordania, Georgia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan. Inoltre, un certo flusso migratorio, si è diretto verso gli Stati Uniti d'America e il Nord Europa (Scandinavia e Germania).
Si stima che i Curdi sparsi per il Mondo arrivino fino ai 40 milioni. Per oltre un secolo molti Curdi hanno cercato di ottenere la creazione di un "Kurdistan" indipendente o perlomeno autonomo, con mezzi sia politici sia militari. Tuttavia i governi degli stati che ospitano un numero significativo di Curdi si sono sempre opposti attivamente all'idea di uno Stato curdo. Oggi sono in fuga da Iraq e Iran per l'avanzata dell’Isis, che comunque stanno riuscendo eroicamente a respingere (su questo portale raccontano la guerra). Ma la Turchia tende vergognosamente a respingerli.

mercoledì 8 ottobre 2014

LA BALLA DELLA TERZA GUERRA MONDIALE IN CORSO

I FOCOLAI IN CORSO IN TUTTO IL MONDO SONO SOLO DUE

Dietrologi e allarmisti non hanno perso tempo a parlare di Terza Guerra Mondiale in corso. Un conflitto può essere definito tale quando interessa almeno tre continenti sui cinque esistenti e diversi Paesi. In realtà i focolai di guerra in tutto il Globo sono solo due e non coinvolgono neppure tanti Paesi, ma ciascuno due o tre in totale. Forse è l’Occidente a volerci ficcare il naso forzatamente, pagando pure prezzi altissimi.

lunedì 6 gennaio 2014

IRAQ, UNDICI ANNI DI GUERRA INUTILE: IL PAESE E’ IN MANO AD AL QAEDA

COME PREVEDIBILE CON IL RITIRO DELLE TRUPPE OCCIDENTALI, CHE CON LA LORO INVASIONE HANNO DESTABILIZZATO IL PAESE, L’ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA E’ RIUSCITA GIA’ A IMPOSSESSARSI DI MEZZO PAESE

Sono passati quasi undici anni da quel 20 marzo 2003, quando gli Usa, insieme a Gran Bretagna, Polonia, Australia, invasero l’Iraq in nome di una famigerata “missione di pace” per rimuovere il regime di Saddam Hussein, reo, a loro dire, di possedere armi chimiche e di fornirle ai terroristi islamici. Gli Stati Uniti guidati da George Bush trovarono nell’attentato dell’11 settembre 2001 il pretesto per mettere le mani su un Paese ricco di petrolio, nonché strategicamente importante per la sua posizione geografica (come già avvenuto in Afghanistan nell’ottobre dello stesso anno; missione che solo ora comincia a volgere al termine). A quella follia partecipammo anche noi, con la missione “antica Babilonia” durata fino al 2006, nella quale persero la vita 29 soldati e 3 civili. A fine 2010 gli americani hanno lasciato definitivamente il Paese, che si ritrova con un Governo “fantoccio” debole e milizie militari impreparate al cospetto di quelle islamiste legate ad Al Qaeda. L’Iraq si ritrova così nel paradosso di essere realmente in balia dei terroristi, a differenza di 11 anni fa, quando un assetto politico c’era. Mentre oggi vive nel caos e nella povertà.

mercoledì 21 novembre 2012

IL CASO PETRAEUS E LA SOLITA IPOCRISIA AMERICANA


IL DIRETTORE DELLA CIA E’ STATO COSTRETTO ALLE DIMISSIONI NON PER I SUOI INSUCCESSI MILITARI, MA PER DUE FLIRT EXTRACONIUGALI

A pochi giorni dalle elezioni, la neonata amministrazione Obama bis deve già affrontare la prima prova istituzionale delicata. Il direttore della Cia David Petraeus, già comandante delle forze americane in Iraq e in Afghanistan, è stato costretto alle dimissioni per un duplice scandalo sessuale che vede coinvolte due sue colleghe. In realtà, già dopo il venir alla luce del primo aveva dato le dimissioni, mentre il secondo è venuto a galla qualche giorno dopo. Ancora una volta l’America ha dimostrato la propria ipocrisia. Giudica l’operato di un personaggio pubblico non dai suoi successi o insuccessi professionali, bensì dalla camera da letto. Un bigottismo fuori luogo già visto in occasione di Bill Clinton, Presidente mediocre bocciato solo per un flirt con la sua segretaria.