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lunedì 28 settembre 2015

La figliol prodiga Nunzia De Girolamo torna in Forza Italia: ecco il vitello grasso che le spetta

LASCIA NCD CON CUI ERA IN POLEMICA DA TEMPO

La rottura con il Nuovo centrodestra, che essa peraltro ha co-fondato, era nell'aria da tempo. Nunzia De Girolamo lascia il partitino stampella di Renzi e mai decollato di Angelino Alfano e torna nel partito che l'ha lanciata. Uno strappo annunciato, ventilato, a lungo rimandato. Ma alla fine, Nunzia, ha sbattuto la porta: troppe frizioni col suo partito, troppo indigesta l'ormai vecchia "detronizzazione" da capogruppo alla Camera e, soprattutto, davvero indigeribile l'appoggio acritico al governo Renzi.
Queste le ragioni per cui la De Girolamo ha deciso di passare all'opposizione. "Resto coerente con i miei valori" ha commentato. Lascia un partito che è venuto meno ai presupposti per cui era nato: essere il partito volano del centrodestra, spezzando l'egemonia berlusconiana. E invece, oltre ad acquisire i transfughi di Forza Italia, tra cui condannati e indagati, ha ininterrottamente appoggiato i governi di centrosinistra. Dando così la sensazione di essere attaccato alle poltrone, più che avere a cuore le sorti dell'Italia. Di qui la scarsa presa sull'elettorato e un destino che sembra già segnato.
Ma la principessa di Benevento ritrova una Forza Italia lontana dai vecchi fasti, che ha perso molti pezzi da 90 e il traino del vecchio leader padre padrone. Una Forza Italia pronta a uccidere – per usare una metafora evangelica - un vitello grasso per il ritorno della figliol prodiga.

lunedì 4 maggio 2015

Caldoro sostenuto da Jurassic Park: tutti i vecchi della Prima Repubblica che lo appoggeranno alle regionali

NOMI CHE RITORNANO E CHE CREDEVAMO ORMAI SEPOLTI

Il centrodestra, si sa, non se la sta passando proprio bene. Tra spaccature, populismi e Forza Italia non più capace di trainarla come un tempo. Non va certo meglio in Campania, dove la coalizione per uscire dall'empasse ha riconfermato Stefano Caldoro, il quale a colpi di tagli ha cercato di risanare la pesante situazione ereditata dai precedenti dieci anni dello scialacquatore Antonio Bassolino. Oltre a qualche immancabile indagato, l'ex del Nuovo Psi e figlio d'arte sarà sostenuto da un esercito di vecchietti della Prima Repubblica. Gente che credevamo ormai morta e sepolta (politicamente, s'intende) e che invece ha ancora una certa influenza. Ecco dunque chi sono. Una lista che farebbe invidia a Spielberg, regista di Jurassic Park.

giovedì 22 gennaio 2015

IL PRINCIPE DI CEPPALONI ANCORA IN CAMPO: MASTELLA SI PRESENTA ALLE REGIONALI CON QUINTO PARTITO IN VENT’ANNI

SABATO SCORSO PRESENTATO IL NUOVO SOGGETTO POLITICO POPOLARI PER IL SUD. SI ALLEERA’ COL CENTRODESTRA, SALVO ENNESIMI CAMBI DI COALIZIONE

Clemente Mastella, l’uomo per tutte le stagioni. Passano le Repubbliche, crollano i muri, cambiano i partiti, cadono i Governi, ma lui è sempre lì, pronto a inventarsene una nuova e scendere ancora in campo. La mancata rielezione al Parlamento europeo, il risvolto positivo (per lui) delle inchieste condotte da de Magistris e le imminenti elezioni regionali in Campania (il prossimo maggio), sono fattori troppo invitanti per non riprovarci con un nuovo soggetto politico. Il quinto in vent’anni. Sabato scorso a ripresentato il suo nuovo partito: Popolari per il sud. Che molti danno come nuovo, ma che lui già presentò nel luglio 2010. Nonostante la sua manciata di voti, presi soprattutto a Benevento e provincia (lui è originario di Ceppaloni), dove è molto attiva anche la moglie Sandra Lonardo, ha segnato molte stagioni della Seconda Repubblica italiana, risultando decisivo per la formazione o la caduta dei governi.

venerdì 26 settembre 2014

L’EX PM LUIGI DE MAGISTRIS CONDANNATO: E’ IL PREZZO DA PAGARE QUANDO SI TOCCANO CERTI PERSONAGGI E POTERI

A Un anno e tre mesi, e uno di interdizione dagli uffici per aver acquisito le utenze telefoniche di Prodi e Mastella NELL’INCHIESTA WHY NOT. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi

L’inchiesta Why not è costata cara all’ex Pm Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli dal 2011. Non solo l’intero processo è stato smontato, per buona pace dei tanti indagati, tra cui il Presidente della Regione Loiero, l’ex Premier Romano Prodi, l’ex Ministro Francesco Rutelli e l’ex Guardasigilli Clemente Mastella, ma ora per de Magistris arriva pure una pesante condanna: un anno e tre mesi con pena sospesa a conclusione del processo sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi. Nei confronti di De Magistris, nel maggio scorso, i pubblici ministeri avevano chiesto l’assoluzione. Per Genchi, invece, era stata sollecitata la condanna ad un anno e 6 mesi. La sentenza del giudice monocratico di Roma attribuisce invece la responsabilità penale a entrambi gli imputati. La sentenza emessa dal Tribunale di Roma (giudice monocratico Rosanna Iannello) ha disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno per i due imputati. Iannello ha comunque concesso le attenuanti generiche, la sospensione della pena irrogata, compresa quella accessoria, e la non menzione nel certificato penale. L’utilizzo dei tabulati telefonici oggetto del procedimento erano riferiti a diversi esponenti politici, da Romano Prodi, Clemente Mastella, Marco Minniti a Francesco Rutelli. Il sindaco con Genchi dovrà risarcire i parlamentari coinvolti.

lunedì 10 marzo 2014

IL PARLAMENTO EUROPEO COME IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI: ECCO CHI PROVERA’ A RICICLARSI

DA DESTRA, CENTRO E SINISTRA, SONO DIVERSI I “TROMBATI” A LIVELLO NAZIONALE CHE CERCHERANNO UNO SCRANNO EUROPEO

Nonostante sia lì che si stabiliscono le fondamenta dell’ordinamento legislativo nazionale, nel Parlamento europeo ci finiscono personaggi televisivi o politici ormai falliti in cerca di collocazione. In vista delle prossime elezioni politiche sono diversi quelli che proveranno a guadagnarsi uno scranno europeo, avendolo ormai perso, forse definitivamente, a livello nazionale. A permetterglielo il fatto che il sistema elettorale europeo sia di tipo proporzionale, sebbene, rispetto al Porcellum con cui abbiamo votato per 8 anni, si possa scegliere il nome del candidato. Ma ovviamente ciò non basta, perché anche se un candidato prende molti voti, dipende sempre da quanti seggi riesce ad accaparrarsi il proprio partito di riferimento. Pertanto, finisce per fungere da semplice “specchietto per le allodole” in favore di qualche candidato impresentabile. Vediamo dunque chi tenterà l’impresa.

mercoledì 15 gennaio 2014

PRIMA MASTELLA, POI VIESPOLI, ORA DE GIROLAMO: LA TRANQUILLA BENEVENTO CHE PORTA SCOMPIGLIO A ROMA

ESPONENTI POLITICI DI ORIGINE SANNITICA CHE HANNO PROCURATO GRATTACAPI ALLA MAGGIORANZA DI CUI FACEVANO PARTE

Benevento, Comune della Campania dal passato remoto molto glorioso, ma frammentato e oggi trascurato. Pare che sia stata fondata da Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione e l'incendio di Troia; qui avrebbe anche incontrato Enea. I sanniti la urbanizzarono per primi, mentre i romani ne fecero un punto nevralgico per il trasporto. Poi arrivò il dominio dei longobardi prima e della Chiesa poi, che perpetuarono la sua valorizzazione. Non a caso si contano ben 7 Papi di origine beneventana. Poi arrivò l’Italia unita, che, come fatto con altre importanti città del Sud, la emarginò; lasciando ai monumenti il ruolo di testimoni di ciò che non potrà più essere. Tra essi spicca l’Arco di Traiano e la Chiesa di Santa Sofia. Ma forse, proprio per questo, alcuni politici originari di qui una volta finiti a Roma, ci tengono a dire la propria. Lo ha fatto Clemente Mastella, nel decennio tra la seconda metà degli anni ’90 e la seconda metà degli anni 2000. Poi Pasquale Viespoli, qualche anno fa. Ora Nunzia De Girolamo, che imbarazza il Governo Letta.

mercoledì 28 luglio 2010

MUORE L’UDEUR, NASCE “POPOLARI PER IL SUD”. MA LA SOLFA SARA’ SEMPRE LA STESSA


Clemente Mastella cambia il nome del proprio partito, l’Udeur, in “Popolari per il sud”; lo ha annunciato lunedì scorso a Roma nella Chiesa del Gesù (da buon democristiano; d’altronde lì il buon Giulio Andreotti confessava al fedele parroco le proprie nefandezze politiche) davanti ad un centinaio di sostenitori e qualche giornalista. Per un numero così esiguo di persone sarebbe bastata anche la sua amatissima Telese, o il suo Feudo di Ceppaloni.
L’ex guardasigilli, ora parlamentare europeo nelle file del Pdl, ha affermato che l’obiettivo di questo cambiamento è quello di colmare il vuoto politico nel Sud a livello locale, restando altresì fedele all’alleanza col partito del Premier. Ha anche ammesso che non ci ha dormito la notte per scegliere il nuovo nome (lo credo, in effetti è di grande originalità), che il suo partito si rivolge a tutte le forze disposte a parlare e a fare il bene del meridione, e che non si muove in chiave anti-Lega. Una battuta infine su una sua presunta partecipazione al reality “L’isola dei famosi”: « (…) Ebbene come potete credere che sia così imbecille da andare all’isola dei famosi; ci sarei andato ma solo per perdere peso». L’idea in fondo, non sarebbe stata male.
Cambia quindi nome il partito di Mastella, ma dubito cambierà la propria sostanza e modo di fare; quello cioè di prevedere quale sarà il carro dei vincitori per poi salirci, ma anche poter contare in fase decisoria, con il proprio pugno di parlamentari pronti a far cadere un Governo all’occorrenza. Come del resto accadde con il secondo Governo Prodi.
In effetti Mastella fa ciò che gli permette il nostro sistema democratico, a volte anche troppo democratico: dare peso ad un partito che a livello nazionale ha meno del 2%, facendo sì che il suo leader diventi anche Ministro della giustizia, e tenga sotto scacco un’intera maggioranza di Governo. Per poi passare all’altra coalizione (anche a livello locale) per avere sempre una comoda poltrona su cui sedersi.


(Fonte: Corriere del Mezzogiorno)